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Luglio
30 Luglio 2026

IBRI­DI CON­NU­BI: L’O­MI­CI­DIO MAT­TA­REL­LA OGGI

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Per chi ricor­da l’omicidio di Pier­san­ti Mat­ta­rel­la come un sem­pli­ce omi­ci­dio di mafia, leg­ger­ne nel 2026 potreb­be suo­na­re ana­cro­ni­sti­co. Che cosa ci sarà mai da dire dopo qua­ran­ta­sei anni e, soprat­tut­to, dopo che i man­dan­ti sono sta­ti con­dan­na­ti all’ergastolo? Mi pia­ce­reb­be poter rispon­de­re «Nul­la, non c’è più nul­la da dire. Ne scri­vo per puro inte­res­se»: signi­fi­che­reb­be che una par­te fon­da­men­ta­le del­la sto­ria d’Italia si è con­clu­sa in manie­ra tra­spa­ren­te, neces­sa­ria­men­te influen­zan­do il nostro pre­sen­te; signi­fi­che­reb­be che tut­ti i respon­sa­bi­li sono sta­ti puni­ti e che, quin­di, la fami­glia Mat­ta­rel­la ha potu­to con­vi­ve­re più sere­na­men­te con il lut­to. E inve­ce no, per­ché il caso Mat­ta­rel­la con­ti­nua a esse­re straor­di­na­ria­men­te attua­le, e que­sto per una lun­ga serie di moti­vi. Non tan­to e non solo per­ché è sta­to recen­te­men­te stru­men­ta­liz­za­to dal par­ti­to al gover­no ー in mag­gio il Mini­stro dell’Istruzione e del Meri­to Val­di­ta­ra ha soste­nu­to fos­se sta­to ucci­so dal­le Bri­ga­te Ros­se, argo­men­to che ho peral­tro trat­ta­to in bre­ve nel­la new­slet­ter di Ātman Jour­nal ー ma anche e soprat­tut­to per­ché gli ese­cu­to­ri mate­ria­li non sono mai sta­ti indi­vi­dua­ti. Inol­tre, visto che il suo omi­ci­dio si inse­ri­sce in un perio­do sto­ri­co le cui più san­gui­no­se vicen­de sono da inscri­ver­si in uno stes­so para­dig­ma e riman­go­no tutt’ora secre­ta­te ー in Ita­lia come all’estero ー, di inda­gi­ni, pro­ces­si e nuo­ve piste ne spun­ta­no con una cer­ta costan­za, e, si imma­gi­na, con­ti­nue­rà così fin­ché tut­ti gli alta­ri­ni degli Anni di Piom­bo non saran­no sve­la­ti. 

Infat­ti, scri­ve­re dell’omicidio Mat­ta­rel­la non signi­fi­ca trat­ta­re solo di mafia, ma anche e soprat­tut­to dei rap­por­ti che vicen­de­vol­men­te intrat­te­ne­va con vari grup­pi e orga­niz­za­zio­ni. Pri­me fra tut­te le log­ge mas­so­ni­che ー Bon­ta­te, boss di Cosa Nostra e del­la Log­gia dei 300, e Licio Gel­li, capo del­la log­gia Pro­pa­gan­da 2, era­no lega­ti da com­pro­va­ti inte­res­si eco­no­mi­ci ー segui­te dal Vati­ca­no ー era pro­prio attra­ver­so il Ban­co Ambro­sia­no che veni­va rici­cla­to il dena­ro del clan mafio­so. Ma anche il Gover­no ita­lia­no e i suoi ser­vi­zi segre­ti ー ricor­dia­mo che Giu­lio Andreot­ti, estre­ma­men­te vici­no al sopra­ci­ta­to capo del­la P2, è sta­to rico­no­sciu­to col­pe­vo­le di col­lu­sio­ne mafio­sa nel 2004, anno in cui il rea­to era però già cadu­to in pre­scri­zio­ne ー, gli Sta­ti Uni­ti e la Nato. Scri­ve­re dell’omicidio Mat­ta­rel­la signi­fi­ca, quin­di, trat­ta­re anche di rap­por­ti ed equi­li­bri inter­na­zio­na­li in pie­na Guer­ra fred­da, di comu­ni­smo, anti­co­mu­ni­smo e, pure, di uti­li, uti­lis­si­mi idio­ti.

“Un ita­lia­no su tre vota comu­ni­sta” 

Sia­mo nel 1980 e l’Italia si tro­va in una posi­zio­ne senz’altro pecu­lia­re: pur facen­do par­te del­la Nato e man­te­nen­do i pro­pri rap­por­ti con gli Sta­ti Uni­ti il più sal­di pos­si­bi­le, è il pae­se con il più gran­de par­ti­to comu­ni­sta a ove­st del muro di Ber­li­no ー “Un ita­lia­no su tre vota comu­ni­sta”, così com­men­ta Ber­lin­guer i risul­ta­ti del­le poli­ti­che del ‘76 ー e strin­ge pat­ti com­mer­cia­li con pae­si filo­so­vie­ti­ci, come, in par­ti­co­la­re, la Libia. 

Come ampia­men­te atte­sta­to, negli anni del­la cosid­det­ta Stra­te­gia del­la ten­sio­ne l’obiettivo pre­fis­sa­to da alcu­ne for­ze in gio­co ー la P2, ad esem­pio, che per­va­de­va il mon­do poli­ti­co e mafio­so ita­lia­no ed era lega­ta a dop­pio filo agli inte­res­si atlan­ti­sti ー era quel­lo di impe­di­re l’ingresso del PCI nel gover­no. In Sici­lia que­sto obiet­ti­vo era tan­to più impor­tan­te visto l’interesse degli ame­ri­ca­ni a sta­bi­lir­vi alcu­ne basi mis­si­li­sti­che, fon­da­men­ta­li per la pro­pria supre­ma­zia sul Medi­ter­ra­neo ー a cui, peral­tro, sarà pro­prio il fron­te comu­ni­sta sici­lia­no e il suo lea­der, Pio La Tor­re, assas­si­na­to nel 1982, a oppor­si. 

Ma, men­tre a scon­giu­ra­re un pos­si­bi­le gover­no comu­ni­sta a livel­lo nazio­na­le c’era sta­to il for­tui­to omi­ci­dio di Aldo Moro, il qua­le, nel perio­do appe­na pre­ce­den­te al suo rapi­men­to sta­va lavo­ran­do pro­prio al com­pro­mes­so sto­ri­co ー che avreb­be per­mes­so al PCI di sali­re al gover­no insie­me alla Demo­cra­zia Cri­stia­na ー in Sici­lia que­sto rischio anco­ra sus­si­ste­va. Il Pre­si­den­te del­la Regio­ne era una­ni­me­men­te con­si­de­ra­to l’erede di Aldo Moro, e quest’uomo era, appun­to, Pier­san­ti Mat­ta­rel­la. Mem­bro del­la cor­ren­te di sini­stra del­la Demo­cra­zia Cri­stia­na e Pre­si­den­te del­la Regio­ne sici­lia­na, era un rifor­ma­to­re nel poli­ti­co e nel socia­le, inten­zio­na­to, pro­prio come Moro, all’apertura al PCI, ed era cele­bre­men­te e stoi­ca­men­te anti­ma­fio­so (Gotor 2025). Che fos­se una vera spi­na nel fian­co di Cosa Nostra è evi­den­te già da un col­lo­quio tenu­to­si nell’estate del 1979 tra la fazio­ne di Bon­ta­te e Inze­ril­lo e Giu­lio Andreot­ti, richie­sto dal­la cosca mafio­sa per con­vin­ce­re l’allora Pre­si­den­te del Con­si­glio a inter­ve­ni­re sul­la sco­mo­da con­dot­ta di Mat­ta­rel­la. E sarà pro­prio il suo omi­ci­dio a segna­re un pro­fon­do spar­tiac­que nel rap­por­to tra Andreot­ti e Cosa nostra (Turo­ne 2021, pag. 137–141).

La mor­te e la pista mafio­sa 

È la mat­ti­na del 6 gen­na­io, il gior­no dell’Epifania del 1980. Pier­san­ti Mat­ta­rel­la, insie­me alla figlia e la suo­ce­ra, sta aspet­tan­do in auto che il figlio e la moglie entri­no in auto per anda­re a mes­sa. Non c’è nes­sun altro con loro: caden­do la cele­bra­zio­ne di dome­ni­ca, il Pre­si­den­te del­la Regio­ne sici­lia­na ave­va scel­to di lascia­re libe­ri gli uomi­ni del­la scor­ta. Salen­do in mac­chi­na, la moglie di Mat­ta­rel­la, Irma Chiaz­ze­se, nota un gio­va­ne: un metro e set­tan­ta cir­ca, casta­no, di bel­la pre­sen­za, dal­le guan­ce ros­se, indos­sa un k‑way cele­ste, ha un’andatura bal­lon­zo­lan­te e uno stra­no sog­ghi­gno. È lui a sca­ri­ca­re, pochi secon­di dopo, due cali­bro 38 sul mari­to. Il fra­tel­lo del­la vit­ti­ma, Ser­gio, chia­ma­to dal nipo­te, accor­re e vie­ne immor­ta­la­to men­tre reg­ge il cor­po del fra­tel­lo in uno degli scat­ti più famo­si del­la foto­gra­fa Leti­zia Bat­ta­glia, pas­sa­ta di lì per caso. 

Nel frat­tem­po assas­si­no e com­pli­ce spa­ri­sco­no su una Fiat 127, ritro­va­ta nel­le ore suc­ces­si­ve a bre­ve distan­za: un fat­to senz’altro pecu­lia­re che l’auto non solo non sia sta­ta data alle fiam­me, come da pras­si mafio­sa, ma che sia sta­ta pure lascia­ta così vici­no al luo­go del delit­to, come se i col­pe­vo­li non aves­se­ro pau­ra di esse­re rico­no­sciu­ti (Gotor 2025, cap.1). L’auto è tar­ga­ta PA546623, ma è imme­dia­ta­men­te chia­ro agli inqui­ren­ti che sia sta­ta con­traf­fat­ta: quel­la Fiat 127 era sta­ta ruba­ta la sera pri­ma e la sua tar­ga dif­fe­ri­va di un solo nume­ro ー un 53 al posto del 54. Da dove arri­va­va quel 54? Da un’altra auto ruba­ta nel­la stes­sa zona la sera pri­ma, una Fiat 124 tar­ga­ta PA540916. Dei resi­dui del­la con­traf­fa­zio­ne ー PA, 53 e 0916 ー non vie­ne tro­va­ta trac­cia. O alme­no, non per il momen­to (Turo­ne 2021, pag. 229–230). 

Ad appe­na un’ora dall’omicidio, alla sede dell’Ansa di Paler­mo arri­va una tele­fo­na­ta nel­la qua­le l’omicidio Mat­ta­rel­la vie­ne riven­di­ca­to “in ono­re dei cadu­ti di via Acca Laren­zia”: che que­sta tele­fo­na­ta giun­ges­se a soli ven­ti minu­ti dal­la mor­te del poli­ti­co sici­lia­no, avve­nu­ta in ospe­da­le, fa pre­su­me­re che chi aves­se chia­ma­to sapes­se in anti­ci­po cosa sareb­be suc­ces­so. Inol­tre, a far sup­por­re che l’omicidio sia di matri­ce poli­ti­ca ci sono le trat­ta­ti­ve sull’ingresso del PCI nel gover­no regio­na­le sici­lia­no che Mat­ta­rel­la sta­va con­du­cen­do pro­prio in quei gior­ni (Gotor 2025). Vista, però, la deci­ma­zio­ne del­la clas­se poli­ti­ca ー e non solo ー sici­lia­na da par­te di Cosa nostra in que­sti anni, le inda­gi­ni si orien­ta­no, com­pren­si­bil­men­te, in dire­zio­ne del­la mafia. 

Si cer­ca­no in lun­go e in lar­go i pos­si­bi­li ese­cu­to­ri mate­ria­li del delit­to: si chie­de ai col­la­bo­ra­to­ri di giu­sti­zia, si pro­po­ne a Irma Chiaz­ze­se vari sog­get­ti tra i qua­li iden­ti­fi­ca­re il ragaz­zo che ave­va visto ucci­de­re il mari­to, ma nul­la. Non si tro­va nes­su­no che cor­ri­spon­da all’identikit dell’assassino, o alme­no, non tra i sog­get­ti cono­sciu­ti all’interno del­le cosche mafio­se o gra­vi­tan­ti intor­no a esse. Infat­ti, nel 1984, duran­te un rico­no­sci­men­to foto­gra­fi­co la moglie di Mat­ta­rel­la defi­ni­rà il mem­bro dei Nuclei arma­ti rivo­lu­zio­na­ri (Nar) Vale­rio Fio­ra­van­ti “quel­lo che più cor­ri­spon­de all’assassino che ho descrit­to nell’immediatezza dei fat­ti” (Gotor 2025). Con­vin­zio­ne che si farà sem­pre più deci­sa negli anni e che non sarà opi­nio­ne del­la sola vedo­va Mat­ta­rel­la, ma anche di altri testi­mo­ni ocu­la­ri ー e, in effet­ti, il mem­bro dei Nar è in tut­to e per tut­to la foto­gra­fia del kil­ler. Pas­sa­no due anni pri­ma che Vale­rio Fio­ra­van­ti, insie­me a Gil­ber­to Caval­li­ni, ven­ga indi­ca­to come l’esecutore mate­ria­le dell’omicidio Mat­ta­rel­la: ad accu­sar­lo è il col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia pro­ve­nien­te dai Nar Cri­stia­no Fio­ra­van­ti, suo fra­tel­lo. 

La pista nera

Ma che cosa ci avreb­be gua­da­gna­to un grup­po ever­si­vo neo­fa­sci­sta a ucci­de­re il Pre­si­den­te del­la Regio­ne sici­lia­na? La rispo­sta sta in due nomi: Fran­ce­sco Man­gia­me­li e Pier­lui­gi Con­cu­tel­li (Turo­ne 2021, 236–237). Il pri­mo era tra i diri­gen­ti di Ter­za Posi­zio­ne (Tp) ー altro grup­po del­lo spon­ta­nei­smo arma­to di estre­ma destra ー il secon­do un kil­ler neo­fa­sci­sta vici­no agli ambien­ti del­la mas­so­ne­ria, che sta­va scon­tan­do l’ergastolo all’Ucciardone di Paler­mo per aver assas­si­na­to nel 1976 Vit­to­rio Occor­sio, un magi­stra­to in pro­cin­to di met­te­re sot­to inchie­sta il sopra­ci­ta­to Licio Gel­li ー e, quin­di, con­si­de­ra­to dal­la gio­va­ne gene­ra­zio­ne di ter­ro­ri­sti un eroe da libe­ra­re. È pro­prio que­sto pro­get­to di libe­ra­zio­ne ad avvi­ci­na­re il paler­mi­ta­no Man­gia­me­li e il roma­no Fio­ra­van­ti ー per quan­to, è bene sot­to­li­nea­re, non sia la pri­ma vol­ta che Nar e Tp lavo­ra­no insie­me, anzi, ten­do­no a con­di­vi­de­re moda­li­tà e, soprat­tut­to, covi. Citan­do l’interrogatorio a Cri­stia­no Fio­ra­van­ti (Turo­ne 2021, 238): 

“In par­ti­co­la­re ave­va pro­mes­so [Man­gia­me­li] che, gra­zie a deter­mi­na­ti appog­gi che si era pro­cu­ra­to, sareb­be riu­sci­to a pro­pi­zia­re l’evasione di Con­cu­tel­li, pre­vio tra­sfe­ri­men­to di costui in un ospe­da­le o in un car­ce­re meno sor­ve­glia­to di quel­lo ove si tro­va­va. Quan­to a que­sti appog­gi e aiu­ti sareb­be­ro venu­ti al Man­gia­me­li e al nostro grup­po, come mi dis­se mio fra­tel­lo, in cam­bio di un favo­re fat­to a impre­ci­sa­ti ambien­ti che ave­va­no inte­res­se nell’uccisione del pre­si­den­te del­la Regio­ne sici­lia­na. All’uopo era sta­ta fat­ta una riu­nio­ne a Paler­mo in casa del Man­gia­me­li, in perio­do che non so di quan­to ante­ce­den­te all’omicidio Mat­ta­rel­la, e nel cor­so di essa era­no inter­ve­nu­ti, oltre al Man­gia­me­li, mio fra­tel­lo Vale­rio, la moglie del Man­gia­me­li e una per­so­na del­la Regio­ne (non so se fun­zio­na­rio o poli­ti­co). Quest’ultimo avreb­be dato la “drit­ta”, cioè le neces­sa­rie indi­ca­zio­ni per poter pro­gram­ma­re l’omicidio.”

Quin­di, secon­do Cri­stia­no, qual­che per­so­nag­gio inter­no alla Regio­ne avreb­be assol­da­to i mem­bri di un grup­po ter­ro­ri­sti­co neo­fa­sci­sta per eli­mi­na­re lo sco­mo­do Mat­ta­rel­la, pro­po­nen­do in cam­bio un aiu­to per la sen­sa­zio­na­le, sto­ri­ca eva­sio­ne dell’eroe Con­cu­tel­li. Sull’identità di que­sto fun­zio­na­rio si spen­de­rà Alber­to Volo: secon­do il col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia inter­no a Tp sareb­be sta­to Gaspa­re Can­niz­zo, mas­so­ne e diret­to­re di una rivi­sta di estre­ma destra. Inol­tre, Volo indi­che­rà in Licio Gel­li il man­dan­te dell’omicidio, ma non ver­rà rite­nu­to atten­di­bi­le dai magi­stra­ti (Gotor 2025). La cre­di­bi­li­tà di Cri­stia­no Fio­ra­van­ti, inve­ce, si basa sul­la testi­mo­nian­za che dà sull’omidicio del­lo stes­so Man­gia­me­li (Turo­ne 2021, 239):

“Del­la par­te­ci­pa­zio­ne di mio fra­tel­lo all’omicidio Mat­ta­rel­la appre­si da lui stes­so dopo l’omicidio del Man­gia­me­li [9 set­tem­bre 1980] e pre­ci­sa­men­te il gior­no suc­ces­si­vo, di mat­ti­na. Io infat­ti ave­vo par­te­ci­pa­to a quell’omicidio sen­za cono­scer­ne, né pre­via­men­te chie­der­ne, i moti­vi. Suc­ces­si­va­men­te, spe­cie per­ché mio fra­tel­lo insi­ste­va che era neces­sa­rio ucci­de­re anche la moglie e la figlia del Man­gia­me­li, chie­si spie­ga­zio­ni sul per­ché di tali delit­ti. […] Sono sicu­ro che Vale­rio mi abbia det­to la veri­tà nel con­fi­dar­mi le sue respon­sa­bi­li­tà nell’omicidio dell’uomo poli­ti­co sici­lia­no. Egli dove­va con­vin­cer­mi dell’utilità, dopo l’uccisione del Man­gia­me­li, anche dell’uccisione del­la moglie e del­la figlia di quest’ultimo.”

Sem­bre­reb­be che Fran­ce­sco Man­gia­me­li sia sta­to ucci­so pro­prio per­ché sape­va dell’omicidio Mat­ta­rel­la, ma sul moven­te del suo assas­si­nio sono sta­te fat­te altre ipo­te­si. Secon­do una pri­ma pista le infor­ma­zio­ni sen­si­bi­li in suo pos­ses­so avreb­be­ro riguar­da­to la stra­ge di Bolo­gna ー per cui, va ricor­da­to, sono sta­ti con­dan­na­ti nel 1995 Vale­rio Fio­ra­van­ti e la com­pa­gna, Fran­ce­sca Mam­bro, segui­ti nel 2025 da Gil­ber­to Caval­li­ni (Turo­ne 2021, 239). Oppu­re, come altri col­la­bo­ra­to­ri di giu­sti­zia soster­ran­no, per­ché la vit­ti­ma fos­se venu­ta a cono­scen­za dei rap­por­ti di Fio­ra­van­ti con gli ambien­ti pidui­sti, e che l’omicidio Mat­ta­rel­la ー come pure quel­lo del gior­na­li­sta Car­mi­ne Peco­rel­li ー fos­se­ro in real­tà figli del­la stes­sa tra­ma di pote­re occul­to (Gotor 2025). 

Fin qua, comun­que, gli ele­men­ti d’accusa a cari­co di Fio­ra­van­ti e Caval­li­ni sono le dichia­ra­zio­ni di Cri­stia­no Fio­ra­van­ti, la loro atte­sta­ta pre­sen­za a Paler­mo nei gior­ni dell’omicidio Mat­ta­rel­la e l’identificazione di Vale­rio Fio­ra­van­ti da par­te di Irma Chiaz­ze­se. A que­sti si aggiun­ge la testi­mo­nian­za di un altro col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia, Ste­fa­no Sode­ri­ni: anch’esso mem­bro dei Nar, dichia­ra non solo che Fio­ra­van­ti era sopran­no­mi­na­to “Orso” per la sua anda­tu­ra bal­lon­zo­lan­te anche in azio­ne, ma anche che, fin­ché il grup­po non si era pro­cu­ra­to un mac­chi­na­rio per fab­bri­ca­re tar­ghe con­traf­fat­te, il meto­do di Fio­ra­van­ti con­si­ste­va nell’incollare insie­me tar­ghe di auto diver­se (Turo­ne 2021, 241–242). 

Que­sto par­ti­co­la­re accen­de­rà l’interesse di Fal­co­ne, il qua­le, essen­do sta­to ormai emar­gi­na­to dagli uffi­ci inqui­ren­ti paler­mi­ta­ni, chie­de­rà al fida­to Loris D’ambrosio, gran­de esper­to di ever­sio­ne di destra, di occu­par­si del caso. Nel­la Rela­zio­ne D’Ambrosio, dese­cre­ta­ta solo nel 2018, oltre a iden­ti­fi­ca­re l’assassinio come “omi­ci­dio di poli­ti­ca mafio­sa” ー indi­can­do­ne, quin­di, la dupli­ce matri­ce ー il magi­stra­to sug­ge­ri­sce agli inqui­ren­ti di Paler­mo di svol­ge­re accer­ta­men­ti su dei reper­ti rin­ve­nu­ti nel 1982 duran­te una per­qui­si­zio­ne al covo di Nar e Tp di Tori­no. Tra i reper­ti ritro­va­ti, infat­ti, sono pre­sen­ti “due pez­zi di tar­ga, uno con­te­nen­te la sigla PA, l’altro con­te­nen­te la sigla PA e il nume­ro 533091”. Esat­ta­men­te, pro­prio quei pez­zi di tar­ga, i ー pre­su­mi­bi­li ー resi­dui del­la con­traf­fa­zio­ne. Eppu­re, nes­sun accer­ta­men­to è sta­to fat­to: quan­do la Rela­zio­ne D’Ambrosio vie­ne invia­ta, nel set­tem­bre 1989, il pool anti­ma­fia è già sta­to sman­tel­la­to. 

Pro­ve scom­par­se

Ma che ne è oggi di que­sti pez­zi di tar­ga? Sono rima­sti a Tori­no per qual­che mese, poi tra­smes­si a Roma, acqui­si­ti nel 1989 dal giu­di­ce istrut­to­re di Paler­mo e depo­si­ta­ti nel capo­luo­go sici­lia­no. Da qui, miste­rio­sa­men­te, scom­pa­io­no, per ben ven­ti­no­ve anni. Già, così miste­rio­sa­men­te com’erano spa­ri­ti, altret­tan­to miste­rio­sa­men­te sono riap­par­si, nel 2018. Non sono, però, pez­zi di tar­ga: il pri­mo è un pez­zo ー PA ー l’altra è inve­ce una tar­ga inte­gra, ori­gi­na­le ー PA563091 ー che coin­ci­de con una tar­ga ruba­ta da una Renault a Paler­mo nel 1982 (Turo­ne 2021, 251, 447–448). È di cer­to una bel­la coin­ci­den­za che que­sta nuo­va tar­ga, inte­gra, omo­ni­ma di quel­la deri­van­te dai resi­dui del­la con­traf­fa­zio­ne del caso Mat­ta­rel­la, e descrit­ta sin dal pri­mo ver­ba­le del­la per­qui­si­zio­ne come pez­zo di tar­ga ー e non tar­ga e basta ー sia scom­par­sa da Paler­mo nell’aprile 1982 e ritro­va­ta, sei mesi dopo, a mil­le­sei­cen­to chi­lo­me­tri di distan­za, a Tori­no, pro­prio in un covo di Nar e Tp. La sven­tu­ra­ta Renault, poi, si è vista nuo­va­men­te ruba­re la tar­ga e ha poi cam­bia­to pro­prie­ta­rio pro­prio nei gior­ni in cui i reper­ti del covo veni­va­no spo­sta­ti da Tori­no a Roma. In aggiun­ta, va sot­to­li­nea­to che il coor­di­na­men­to dell’inventariazione dei mate­ria­li del covo di Tori­no ven­ne affi­da­to all’ufficiale dei cara­bi­nie­ri Mori, poi diret­to­re del SISDE, accu­sa­to e poi assol­to in tre diver­si pro­ces­si per favo­reg­gia­men­to ー nei casi di Sal­va­to­re Rii­na, Ber­nar­do Pro­ven­za­no e di una trat­ta­ti­va tra lo Sta­to e Cosa nostra ー che si tro­va, attual­men­te, nuo­va­men­te inda­ga­to: per stra­ge, asso­cia­zio­ne mafio­sa e asso­cia­zio­ne con fina­li­tà di ter­ro­ri­smo inter­na­zio­na­le ed ever­sio­ne dell’ordine demo­cra­ti­co (Gotor 2025, cap. 3). Chia­ra­men­te, va da sé, è da con­si­de­rar­si inno­cen­te fino alla chiu­su­ra del pro­ces­so. Cer­to è che le coin­ci­den­ze, sul caso del­le tar­ghe, sono parec­chie.

E que­sta non è l’unica sto­ria di pro­ve spa­ri­te del caso Mat­ta­rel­la: nel novem­bre 2025 è sta­to arre­sta­to Filip­po Peri­to­re, ex pre­fet­to ed ex diri­gen­te del­la Poli­zia di Sta­to, accu­sa­to di depi­stag­gio per la spa­ri­zio­ne di un guan­to di pel­le tro­va­to, all’epoca, all’interno del­la Fiat 127. Una pro­va che avreb­be potu­to con­te­ne­re trac­ce bio­lo­gi­che dell’omicida, ma che, dopo esse­re sta­ta affi­da­ta a un agen­te del­la Poli­zia scien­ti­fi­ca, inve­ce che esse­re tra­smes­sa agli uffi­ci com­pe­ten­ti per le ana­li­si, è, come nel caso del­le tar­ghe, spa­ri­ta nel nul­la. 

La fine del­le inda­gi­ni: il pro­ces­so

Ma tor­nan­do ai col­pe­vo­li: chi è sta­to pro­ces­sa­to, chi con­dan­na­to e chi assol­to? 

Nel mag­gio 1999 la Cor­te di Cas­sa­zio­ne ha attri­bui­to il delit­to ai soli cor­leo­ne­si, in veste di man­dan­ti, men­tre ha riget­ta­to, nono­stan­te i nume­ro­si ele­men­ti rac­col­ti con­tro Fio­ra­van­ti e Caval­li­ni, l’ipotesi del­la pista nera e ha, quin­di, assol­to i due came­ra­ti. Sostan­zial­men­te si è rite­nu­to che le dichia­ra­zio­ni di Cri­stia­no Fio­ra­van­ti fos­se­ro men­da­ci, tese uni­ca­men­te a col­pi­re il fra­tel­lo, sen­za però tro­va­re una spie­ga­zio­ne plau­si­bi­le alle ragio­ni che lo avreb­be­ro indot­to ad accu­sar­lo. Tan­to più che Cri­stia­no con­ti­nuò negli anni a testi­mo­nia­re in manie­ra coe­ren­te, nono­stan­te la fami­glia l’avesse estro­mes­so e disco­no­sciu­to, fat­to che in più occa­sio­ni dimo­strò, con tut­ta evi­den­za, di pro­vo­car­gli una gran­de sof­fe­ren­za. Inol­tre, men­tre le dichia­ra­zio­ni dei pen­ti­ti di mafia sono sta­te rite­nu­te atten­di­bi­li nono­stan­te fos­se­ro testi­mo­nian­ze indi­ret­te, quel­le pro­ve­nien­ti dai pen­ti­ti Nar no, pro­prio per­ché testi­mo­nian­ze indi­ret­te. La sor­te peg­gio­re è, però, cer­to toc­ca­ta a Irma Chiaz­ze­se, la vedo­va Mat­ta­rel­la: nono­stan­te la coe­ren­za del­le sue testi­mo­nian­ze, è sta­ta anch’essa rite­nu­ta testi­mo­ne inat­ten­di­bi­le, in quan­to “incon­sa­pe­vo­li sug­ge­stio­ni per­so­na­li pote­va­no esser­si sovrap­po­ste ai ricor­di rela­ti­vi a momen­ti di cosí inten­so dolo­re” (Gotor 2025). 

Una sen­ten­za che, recen­te­men­te riper­cor­sa nell’ultimo pro­ces­so a Gil­ber­to Caval­li­ni per la stra­ge di Bolo­gna, ha lascia­to per­ples­si i magi­stra­ti, ma che non può esse­re con­te­sta­ta: quel­lo del ne bis in idem ー il dirit­to a non esse­re pro­ces­sa­ti due vol­te per lo stes­so rea­to ー è un prin­ci­pio costi­tu­zio­na­le che va con­si­de­ra­to fon­da­men­ta­le e irri­nun­cia­bi­le. Cer­to, Caval­li­ni e Fio­ra­van­ti in car­ce­re ci sono anda­ti, ma per altri rea­ti: il pri­mo nel 2025 si è aggiu­di­ca­to il suo nono erga­sto­lo, men­tre il secon­do è sta­to con­dan­na­to com­ples­si­va­men­te a 8 erga­sto­li, 134 anni e 8 mesi di reclu­sio­ne; nell’aprile 2009 è, però, tor­na­to libe­ro, e al momen­to scri­ve per l’Uni­tà ー sì, per lo sto­ri­co quo­ti­dia­no comu­ni­sta, per il gior­na­le del PCI fon­da­to da Anto­nio Gram­sci, pas­sa­to nel novem­bre 2022 all’editore de Il Rifor­mi­sta, che ne ha licen­zia­to tut­te le pen­ne sto­ri­che. 

L’ironia, alle vol­te.

Il caso Mat­ta­rel­la oggi

Il caso Mat­ta­rel­la, da quel momen­to in poi, non è sta­to ria­per­to fino al 2018. Nel gen­na­io 2025 sono sta­ti iscrit­ti nel regi­stro degli inda­ga­ti il boss Anto­ni­no Mado­nia e Giu­sep­pe Luc­che­se ー entram­bi in car­ce­re sot­to regi­me di 41-bis, rispet­ti­va­men­te, dal 1989 e 1990 ー con l’accusa di esse­re gli ese­cu­to­ri mate­ria­li dell’assassinio di Mat­ta­rel­la: il pri­mo avreb­be spa­ra­to, il secon­do sareb­be sta­to alla gui­da del­la 127. 

Infi­ne, l’ultima noti­zia riguar­dan­te il caso Mat­ta­rel­la è del luglio di quest’anno: nono­stan­te le nuo­ve tec­no­lo­gie a cui è sta­to sot­to­po­sto, il resi­duo di un’impronta tro­va­ta sull’auto dei kil­ler non si è rive­la­to suf­fi­cien­te per sve­la­re l’identità dell’indiziato. 

Che l’omicidio di Pier­san­ti Mat­ta­rel­la riman­ga una que­stio­ne aper­ta nono­stan­te sia­no pas­sa­ti qua­ran­ta­sei anni non deve stu­pir­ci. Il suo assas­si­nio si inse­ri­sce in quel perio­do di vio­len­za, col­lu­sio­ni e depi­stag­gi noto come Anni di Piom­bo, di cui cer­ta­men­te con­di­vi­de dina­mi­che e moti­va­zio­ni, e le cui tra­me riman­go­no, allo stes­so modo, in gran par­te taciu­te. Il decen­nio attra­ver­sa­to dal­la Stra­te­gia del­la ten­sio­ne, infat­ti, è sta­to il frut­to del­le inge­ren­ze nell’ordine demo­cra­ti­co ita­lia­no da par­te del­la mafia, del Vati­ca­no, del­la Nato, di chi, sostan­zial­men­te, auspi­ca­va svol­te auto­ri­ta­rie nel pae­se. Si par­la di grup­pi come la log­gia P2 ー la cui lista, ricor­dia­mo, anno­ve­ra Sil­vio Ber­lu­sco­ni, e, uffi­cio­sa­men­te, anche Giu­lio Andreot­ti ー e di orga­niz­za­zio­ni para­mi­li­ta­ri come Gla­dio ー frut­to di un’intesa tra CIA e ser­vi­zi segre­ti ita­lia­ni, il cui sco­po era evi­ta­re l’a­van­za­ta del comu­ni­smo in Euro­pa. Una com­ples­si­tà di inten­ti, rela­zio­ni e insab­bia­men­ti tale da esse­re rias­su­mi­bi­le solo dal­le paro­le, luci­dis­si­me, pro­nun­cia­te da Gio­van­ni Fal­co­ne nel 1986:

“Le istrut­to­rie tut­to­ra in cor­so in diver­se sedi giu­di­zia­rie stan­no por­tan­do alla luce real­tà estre­ma­men­te inquie­tan­ti e par­ti­co­lar­men­te com­ples­se, fat­te di ibri­di con­nu­bi fra cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta, cen­tri di pote­ri extrai­sti­tu­zio­na­li e set­to­ri devian­ti del­lo Sta­to, che han­no la respon­sa­bi­li­tà di ave­re ten­ta­to di con­di­zio­na­re il libe­ro svol­gi­men­to del­la demo­cra­zia e di ave­re ispi­ra­to cri­mi­ni effe­ra­ti”

A con­ti fat­ti, con le sue poli­ti­che anti­ma­fio­se e con la sua aper­tu­ra al PCI, Pier­san­ti Mat­ta­rel­la era un gros­so osta­co­lo agli inte­res­si di que­sti ibri­di con­nu­bi, ed è sta­to, per que­sto, eli­mi­na­to. Sul­la sua mor­te, quin­di, si sta­glia l’ombra di una rete di pote­re occul­to tan­to ampia da tra­va­li­ca­re i nostri con­fi­ni e ave­re, di fat­to, gover­na­to il pae­se duran­te buo­na par­te del­la Pri­ma Repub­bli­ca. Una rete che sareb­be inge­nuo cre­de­re non pos­sa con­ti­nua­re, sep­pur con nuo­vi vol­ti e nuo­ve moda­li­tà, a gover­nar­lo tut­to­ra. 

Che que­sta sia la real­tà del­le cose e non una teo­ria com­plot­ti­sta potreb­be suo­na­re incon­ce­pi­bi­le, o quan­to­me­no poco cre­di­bi­le, a chi non ha mai avu­to la pos­si­bi­li­tà di inte­res­sar­si a que­sto capi­to­lo del­la sto­ria ita­lia­na. Ed è que­sta, a qua­ran­ta­sei anni di distan­za, la par­te che pare più atro­ce: attra­ver­so inge­ren­ze, insab­bia­men­ti, depi­stag­gi e segre­ta­zio­ni ci han­no pri­va­ti di una par­te fon­da­men­ta­le del­la nostra memo­ria comu­ne, di chis­sà qua­le diver­so pre­sen­te, di chis­sà qua­le futu­ro. Ve lo imma­gi­na­te? Nel 1976 un ita­lia­no su tre vota­va comu­ni­sta!

Biblio­gra­fia

Gotor, M. 2025. L’omicidio di Pier­san­ti Mat­ta­rel­la. L’Italia nel miri­no: Paler­mo, Usti­ca, Bolo­gna, Giu­lio Einau­di Edi­to­re, Tori­no

Turo­ne, G. 2021.  Ita­lia occul­ta, Chia­re­let­te­re, Mila­no

Sito­gra­fia

https://www.collettiva.it/copertine/italia/berlinguer-1976-un-italiano-su-tre-vota-comunista-n1yrmjbk

https://memoria.cultura.gov.it/contesto-storico/-/contesto-storico/view/be3c59cc-71ff-4f64-a3e2-912d9595e559%2346e3f681-e18c-4018–9a77-d3a26aee79f4/Strategia+della+tensione

https://www.archivioantimafia.org/sentenze2/andreotti/andreotti_primo_grado.pdf

https://collezionedonatapizzi.com/portfolio/letizia-battaglia/

https://www.docspopuli.it/fonti/Omicidi/Mattarella_P/relazione-omicidio-mattarella-06–01-1980.pdf

https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/05/21/stragi-del-93-indagato-il-generale-mario-mori-non-agi-per-impedire-le-bombe-malgrado-ne-fosse-stato-informato-lui-accuse-surreali/7556363/

https://www.ilpost.it/2025/10/25/arresto-omicidio-piersanti-mattarella-indagini-45-anni-dopo/

https://www.sistemapenale.it/it/documenti/strage-bologna-corte-assise-ergastolo-cavallini-422-cp

https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/01/05/a‑sparare-a-piersanti-mattarella-furono-i-sicari-di-mafia-antonino-madonia-e-giuseppe-lucchese-svolta-nellinchiesta-sul-delitto-del-1980/7826123/

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/07/01/lomicidio-di-piersanti-mattarella-lesame-del-dna-sullimpronta-non-ha-dato-risultati_1ffd23b1-2531–4fad-84c6-94222593a6ad.html

https://antimafiaduemila.com/dossier/giovanni-falcone/qmafiapoteri-extraistituzionali-e-stato-ostacolano-la-democrazia-e-ispirano-criminiq-.html

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