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Ottobre
22 Ottobre 2026

LA METRO­PO­LI COME REAL­TÀ COLO­NIA­LE

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Pari­gi tra le luci nel cen­tro e i detri­ti nel­le peri­fe­rie.

Pri­ma o poi, nel cor­so del­la vita, si visi­ta Pari­gi. Non è tan­to una fra­se fat­ta quan­to una que­stio­ne sta­ti­sti­ca: far par­te dei cin­quan­ta milio­ni di turi­sti che annual­men­te sbar­ca­no nel­la capi­ta­le non è poi così dif­fi­ci­le. Non si trat­ta cer­ta­men­te di una meta di nic­chia. Un giro sui bateaux mou­ches, un sali e scen­di dal­la Tour Eif­fel, ric­chi spun­ti­ni a base di pains au cho­co­lat, ore di coda davan­ti al Lou­vre per non fare brut­ta figu­ra. Tra una meta e la suc­ces­si­va, lun­ghe cam­mi­na­te per i drit­tis­si­mi e ampi via­li del­la cit­tà. Il wee­kend è fini­to, e si ritor­na a casa. Del­la vacan­za riman­go­no il bel tra­mon­to sul­la Sen­na e l’acqua offer­ta al risto­ran­te.

Se già ci si tor­na una secon­da vol­ta, però, si comin­cia a nota­re una cer­ta mono­to­nia nel­lo sti­le archi­tet­to­ni­co dei palaz­zi: nego­zi al pian­ter­re­no, bal­co­ne al pri­mo e al quar­to pia­no, tet­to spio­ven­te in metal­lo, fac­cia­ta in pie­tra chia­ra, edi­fi­ci ina­nel­la­ti sen­za solu­zio­ne di con­ti­nui­tà. I bou­le­vards sem­bra­no tut­ti abba­stan­za ugua­li, e si impa­ra­no allo­ra ad apprez­za­re le zone in cui si respi­ra un po’ di Medioe­vo: i vico­li e le case a gra­tic­cio del Marais, i vigne­ti di Bel­le­vil­le, e i muli­ni di Mont­mar­tre. Sem­bra che gran par­te del­la cit­tà sia sta­ta pen­sa­ta e costrui­ta solo negli ulti­mi due o tre seco­li, ed è una sen­sa­zio­ne che si pro­va cam­mi­nan­do anche per le stra­de di Lon­dra.

Se, però, per la capi­ta­le ingle­se il moti­vo è il gran­de incen­dio del 1666, che ha effet­ti­va­men­te raso al suo­lo qua­si ogni edi­fi­cio del­la cit­tà costrin­gen­do­la a un rin­no­va­men­to radi­ca­le, per Pari­gi biso­gna fare due nomi e un cogno­me: il baro­ne Geor­ges Eugè­ne Hauss­mann.

Pre­fet­to del­la Sen­na duran­te il Secon­do Impe­ro di Napo­leo­ne III, que­sti gli affi­dò nel 1853 il com­pi­to di ripen­sa­re e quin­di ammo­der­na­re la Vil­le Lumiè­re. Un pro­ble­ma evi­den­te era il gene­ra­le sta­to di insa­lu­bri­tà nel qua­le ver­sa­va la cit­tà inte­ra, del qua­le ave­va già ini­zia­to a occu­par­si lo zio dell’imperatore facen­do costrui­re un cana­le di acqua pota­bi­le, il canal de l’Ourcq, inau­gu­ra­to nel 1813, e rior­ga­niz­zan­do il siste­ma dei rifiu­ti. Sot­to que­sto aspet­to le cri­ti­ci­tà era­no innu­me­re­vo­li: ani­ma­li abbat­tu­ti diret­ta­men­te davan­ti alle macel­le­rie, fan­go e liqua­mi a rico­pri­re ogni stra­di­na, fogne costan­te­men­te in sovrac­ca­ri­co e, ine­vi­ta­bil­men­te, due epi­de­mie di cole­ra scop­pia­te nel 1832 e nel 1849. In que­sto sen­so fu quin­di di dub­bia uti­li­tà, ad esem­pio, la rior­ga­niz­za­zio­ne del siste­ma del­le acque, reflue e non, volu­to dal baro­ne. 

Accan­to alla que­stio­ne sani­ta­ria, però, era vivo nel­la clas­se bor­ghe­se un for­te sen­ti­men­to di repul­sio­ne nei con­fron­ti degli ope­rai e, più in gene­ra­le, dei meno abbien­ti, gran­di pro­ta­go­ni­sti degli even­ti rivo­lu­zio­na­ri comin­cia­ti nel 1789 e, all’epoca, non anco­ra ter­mi­na­ti. Pre­se infat­ti vita appe­na un anno dopo la fine dell’esperienza hauss­ma­nia­na, nel 1871, quel movi­men­to pro­le­ta­rio di set­tan­ta­due gior­ni che fini­rà poi per ispi­ra­re la rivo­lu­zio­ne rus­sa, quel­la cine­se, e tut­ti i moti che nell’ultimo seco­lo e mez­zo han­no pre­te­so il dirit­to alla cit­tà: la Com­mu­ne (Acca­de­mia Rebel­de 2021). L’approccio dei comu­nar­di, che pone­va le pro­prie basi nel­la demo­cra­zia socia­le e par­te­ci­pa­ti­va, era tut­to ciò che Hauss­mann ave­va ten­ta­to di sra­di­ca­re dal tes­su­to urba­no pari­gi­no, e pro­prio per que­sto pro­ba­bil­men­te ne è sta­ta una con­se­guen­za.

Que­sta dif­fu­sa ten­sio­ne era accen­tua­ta dall’organizzazione degli allog­gi. Pari­gi era una cit­tà carat­te­riz­za­ta da una gran­de ete­ro­ge­nei­tà urba­na, tan­to che all’interno del­lo stes­so palaz­zo vive­va­no soli­ta­men­te mem­bri di tut­te le clas­si socia­li, dai nobi­li al pri­mo pia­no fino alle fami­glie di ope­rai nel sot­to­tet­to. Non vi era, come sia­mo abi­tua­ti a vede­re oggi, una net­ta divi­sio­ne per quar­tie­ri.

È su que­ste basi che Hauss­mann ristrut­tu­ra gran par­te del­la capi­ta­le: il pre­te­sto è quel­lo del­la sani­fi­ca­zio­ne, ma l’obiettivo è ren­de­re Pari­gi una cit­tà ordi­na­ta, pre­sti­gio­sa, bor­ghe­se, e depo­li­ti­ciz­za­ta. Per il baro­ne: 

“Occor­re dun­que […] abbat­te­re le alte cimi­nie­re, scon­vol­ge­re i for­mi­cai in cui fre­me la mise­ria invi­dio­sa e, inve­ce di logo­rar­si nel ten­ta­ti­vo di risol­ve­re il pro­ble­ma — che appa­re sem­pre più inso­lu­bi­le — di una vita pari­gi­na a bas­so costo, accet­ta­re nel­la giu­sta misu­ra il caro affit­ti e il rin­ca­ro dei gene­ri ali­men­ta­ri (ine­vi­ta­bi­li in ogni gran­de cen­tro abi­ta­to) come un uti­le stru­men­to per difen­de­re Pari­gi dal­la cre­scen­te inva­sio­ne di lavo­ra­to­ri pro­ve­nien­ti dal­le pro­vin­ce” (let­te­ra per­so­na­le di Hauss­mann a Napo­leo­ne III del 1857).

I lavo­ri ini­zia­ro­no nel 1853, appe­na Hauss­mann ven­ne nomi­na­to pre­fet­to, e fini­ro­no nel 1870, quan­do Napo­leo­ne III gli tol­se il soste­gno. Il moti­vo del­la desti­tu­zio­ne è abba­stan­za bana­le: sven­tra­re la capi­ta­le l’aveva sen­za dub­bio abbel­li­ta, ma ave­va anche pro­sciu­ga­to qual­sia­si risor­sa pub­bli­ca, il che signi­fi­ca solo una cosa, ovve­ro tas­se ingen­ti e poco gra­di­te. In ogni caso, Pari­gi pas­sò da esse­re una cit­tà tipi­ca­men­te medie­va­le a respi­ra­re l’aria del­la moder­ni­tà e del pro­gres­so. Stra­de, via­li e bou­le­vard, rego­la­men­ta­zio­ne del­le fac­cia­te, spa­zi ver­di, sta­zio­ni fer­ro­via­rie, siste­mi fogna­ri e di smal­ti­men­to dei rifiu­ti, monu­men­ti pub­bli­ci, mobi­li­tà urba­na e divi­sio­ne degli spa­zi, tut­to ven­ne stra­vol­to in un perio­do di tem­po rela­ti­va­men­te bre­ve.

Il risul­ta­to fu lo sven­tra­men­to di inte­ri quar­tie­ri fat­ti di viuz­ze stret­te e buie a favo­re dei lar­ghi via­li che oggi pos­sia­mo ammi­ra­re, e che ren­de­va­no più dif­fi­ci­le l’organizzazione di bar­ri­ca­te e di rivol­te. Gli ammo­der­na­men­ti riguar­da­ro­no soprat­tut­to la par­te cen­tro-occi­den­ta­le del­la cit­tà, che diven­ne per for­za di cose l’area bene­stan­te e “puli­ta”, al con­tra­rio del­la zona a est, dove tro­va­ro­no nuo­va dimo­ra gli ope­rai che non pote­va­no più per­met­ter­si i nuo­vi prez­zi. Un esem­pio di gen­tri­fi­ca­zio­ne di mas­sa, pro­gram­ma­ta e cal­co­la­ta. Que­sta divi­sio­ne per­si­ste tut­to­ra, ed è più che evi­den­te sia nel­la distri­bu­zio­ne del prez­zo degli affit­ti, meno cari a est, sia nel­la distri­bu­zio­ne del voto, siste­ma­ti­ca­men­te con­ser­va­to­re a ove­st e pro­gres­si­sta a est.

Pari­gi diven­ta così final­men­te una cit­tà eli­ta­ria, bel­la e puli­ta. La metro­po­li sogna­ta dall’imperatore pren­de for­ma, pog­gian­do su alcu­ni pre­ci­si capi­sal­di: l’abbellimento este­ti­co, la spe­cu­la­zio­ne immo­bi­lia­re che cau­sa l’espulsione del­le clas­si infe­rio­ri, e una cen­tra­li­tà sem­pre più mar­ca­ta. Quest’ultimo è un pun­to fon­da­men­ta­le, che appar­tie­ne al con­cet­to stes­so di metro­po­li, e che risul­ta evi­den­te a Pari­gi più che in ogni altra cit­tà d’Europa. Fin dal Medioe­vo, non esi­ste un altro cen­tro abi­ta­to del Vec­chio Con­ti­nen­te dove sono con­cen­tra­te tut­te e tre le fun­zio­ni prin­ci­pa­li di una capi­ta­le: com­mer­cia­li, poli­ti­che, e uni­ver­si­ta­rie (Bou­che­ron 2021). Pari­gi è un uni­cum all’interno di un’Europa fram­men­ta­ta e, com­por­tan­do­si da vera metro­po­li nel sen­so più clas­si­co del ter­mi­ne, regna su di un “ter­ri­to­rio che non è strut­tu­ra­to, ma sem­pli­ce­men­te domi­na­to” (Bou­che­ron 2021, 18). Que­sto approc­cio colo­nia­le del­la metro­po­li vale su ogni sca­la, da quel­la nazio­na­le fino a quel­la extra-con­ti­nen­ta­le, e, ovvia­men­te, anche per quan­to riguar­da l’organizzazione del­la cit­tà stes­sa. Le peri­fe­rie vivo­no per il cen­tro che le domi­na, che si trat­ti del­la peri­fe­ria cit­ta­di­na o del­le colo­nie spar­se per il glo­bo che, tut­ta­via, non si limi­ta­no di cer­to a subi­re pas­si­va­men­te que­sto domi­nio, ma pas­sa­no anzi la pro­pria esi­sten­za a ten­ta­re di svin­co­lar­se­ne. Quel­la tra cen­tro e peri­fe­ria è una rela­zio­ne di costan­te ten­sio­ne reci­pro­ca cau­sa­ta dal­la natu­ra­le gerar­chia che li divi­de.

Guar­dan­do al loca­le, nel perio­do hauss­man­nia­no que­sto prin­ci­pio è sta­to appli­ca­to in diver­si modi. Innan­zi­tut­to, attra­ver­so la cen­tra­liz­za­zio­ne del­la popo­la­zio­ne ric­ca e bor­ghe­se e la con­se­guen­te espul­sio­ne del­le clas­si infe­rio­ri, che sono anda­te a for­ma­re quel­la che è sta­ta per cir­ca un seco­lo la zona indu­stria­le, pove­ra, e allo stes­so tem­po pro­dut­ti­va, del­la cit­tà.
In par­ti­co­lar modo, poi, la moda­li­tà di smal­ti­men­to del­le infi­ni­te ton­nel­la­te di detri­ti pro­dot­te duran­te i lavo­ri rispec­chia pro­prio que­sta dina­mi­ca. Alcu­ni di essi sono sta­ti usa­ti per con­so­li­da­re e rial­za­re le spon­de del­la Sen­na, con l’obiettivo di scon­giu­ra­re futu­re allu­vio­ni, e altri per com­pen­sa­re disli­vel­li del ter­re­no del­la capi­ta­le e riem­pi­re ex cave di ges­so pre­sen­ti nel sot­to­suo­lo, che avreb­be­ro reso insta­bi­li le fon­da­men­ta del­le nuo­ve costru­zio­ni. Un esem­pio è il Parc des But­tes-Chau­mont, nel­la zona orien­ta­le di Pari­gi, crea­to arti­fi­cial­men­te pro­prio col­man­do i nume­ro­si vuo­ti e tun­nel deri­va­ti dall’estrazione del ges­so. Il resto degli scar­ti, però, è sta­to sem­pli­ce­men­te accu­mu­la­to nel­le aree peri­fe­ri­che cir­co­stan­ti, spe­cial­men­te in quel­la che oggi è la Sei­ne-Saint-Denis. 

Sei­ne-Saint-Denis è la zona imme­dia­ta­men­te a nord del­la capi­ta­le, il distret­to 93, ed è fra le più pove­re e disa­stra­te dell’intera nazio­ne in quan­to pog­gia let­te­ral­men­te sui detri­ti pro­dot­ti a Pari­gi. C’è un comu­ne in par­ti­co­la­re in cui que­sto pro­ces­so di accu­mu­la­zio­ne degli scar­ti è più evi­den­te che nel resto dell’area: Île-Saint-Denis. Come si capi­sce dal nome, si trat­ta di un’isola sul­la Sen­na, che rical­ca la for­ma a crois­sant di una del­le stret­te anse del fiu­me. Se potes­si­mo chie­de­re ad un cit­ta­di­no del 1850, però, ci direb­be pro­ba­bil­men­te che l’isola non è una, ma alme­no tre o quat­tro: dal­la secon­da metà dell’800 fino a ini­zio ‘900, infat­ti, si è deci­so di sca­ri­ca­re pro­prio in quest’area una quan­ti­tà di detri­ti tale da tra­sfor­ma­re un pic­co­lo arci­pe­la­go in un uni­co lun­go iso­lot­to. Nasce così Île-Saint-Denis (Inter­vi­sta con dipen­den­te azien­da, con­dot­ta dal­l’au­to­re, 17 luglio 2026).

Nel cor­so dei seco­li XIX e XX il nuo­vo comu­ne ha avu­to un ruo­lo di pri­mo pia­no nel­lo svi­lup­po indu­stria­le del­la capi­ta­le fran­ce­se, goden­do di una posi­zio­ne stra­te­gi­ca sul per­cor­so flu­via­le che col­le­ga Pari­gi a Le Havre, e quin­di all’oceano. La pre­sen­za di nume­ro­se fab­bri­che su un ter­ri­to­rio estre­ma­men­te ridot­to, assie­me alla fun­zio­ne di disca­ri­ca dei detri­ti pari­gi­ni – che non si è fer­ma­ta con la fine del man­da­to del baro­ne, ma con­ti­nuò, ad esem­pio, con la boni­fi­ca di ini­zio ‘900 del­la zona che ospi­te­rà a fine seco­lo il bou­le­vard péri­phé­ri­que –  han­no fat­to sì che il sot­to­suo­lo del comu­ne sia oggi una mil­le­fo­glie di mace­rie, catra­me, metal­li pesan­ti, idro­car­bu­ri, sco­rie radioat­ti­ve, e altri agen­ti inqui­nan­ti (Inter­vi­sta con dipen­den­te azien­da, con­dot­ta dal­l’au­to­re, 17 luglio 2026).

Nel­la par­te set­ten­trio­na­le del comu­ne, nel­lo spe­ci­fi­co, la situa­zio­ne è a dir poco cri­ti­ca. Fino al 2013 la Colas, impre­sa che si occu­pa di costru­zio­ni e ope­re pub­bli­che, pos­se­de­va e uti­liz­za­va come disca­ri­ca a cie­lo aper­to la pun­ta nord-ove­st dell’isola (Inter­vi­sta con dipen­den­te azien­da, con­dot­ta dal­l’au­to­re, 17 luglio 2026). Qui veni­va­no puli­ti i camion dell’azienda uti­liz­zan­do il gaso­lio, si sca­ri­ca­va­no rifiu­ti di ogni tipo, e i nuo­vi impie­ga­ti veni­va­no istrui­ti su come cola­re il cemen­to. Pri­ma di cam­bia­re sede e lascia­re Île-Saint-Denis, l’impresa ha effet­tua­to una par­zia­le boni­fi­ca del ter­re­no, che è però tutt’oggi for­ma­to da metri e metri di cemen­to, catra­me e pro­dot­ti chi­mi­ci. La Colas fa par­te del­la ten­ta­co­la­re Bouy­gues – atti­va nel­le costru­zio­ni, nel­le tele­co­mu­ni­ca­zio­ni, nell’energia, e in altri cam­pi – e ha rea­liz­za­to ope­re di edi­li­zia pub­bli­ca e pri­va­ta in ogni par­te del mon­do, spe­cial­men­te a Pari­gi. Ecco, anco­ra, la metro­po­li che pro­iet­ta la pro­pria ingom­bran­te ombra sul­le peri­fe­rie.

Nel 2018 l’area è sta­ta fat­ta pas­sa­re dal comu­ne nel­le mani di un’associazione, Hala­ge, che da otto anni por­ta avan­ti il pro­get­to Lil’Ô. Det­to in poche paro­le, si trat­ta di un’associazione per l’in­se­ri­men­to lavo­ra­ti­vo tra­mi­te la cura del ver­de, ma le ambi­zio­ni del grup­po sono mol­to più ampie di così. L’obiettivo di Lil’Ô è boni­fi­ca­re un’area distrut­ta per mano uma­na, in cui si era riu­sci­to a far diven­ta­re il suo­lo sem­pli­ce­men­te incom­pa­ti­bi­le con la vita. Si sareb­be potu­to affron­ta­re il pro­ble­ma in due modi: rimuo­ve­re lo stra­to tos­si­co e sosti­tuir­lo inte­ra­men­te con del ter­ric­cio pre­le­va­to nel­le cam­pa­gne cir­co­stan­ti, repli­can­do lo sche­ma di sfrut­ta­men­to già visto, oppu­re tra­sfor­ma­re il sito in un’opportunità di ricer­ca, pro­ce­den­do con una natu­ra­le len­tez­za. Si è scel­to il secon­do approc­cio, quel­lo len­to e appa­ren­te­men­te con­tro­pro­du­cen­te, ed è una scel­ta che si ritro­va anche in altri aspet­ti del pro­get­to.

Oggi l’area è anco­ra qua­si inte­ra­men­te rico­per­ta di bitu­me e, nel­le zone in cui si è riu­sci­to a sca­va­re fino a rag­giun­ge­re uno stra­to di ter­ra, si col­ti­va­no dei fio­ri. Non per scel­ta, ma per­ché l’inquinamento è tale che non si potreb­be col­ti­va­re nul­la di com­me­sti­bi­le. Attra­ver­so la flo­ri­col­tu­ra Lil’Ô rie­sce a otte­ne­re del­le entra­te che le per­met­to­no di paga­re i nume­ro­si dipen­den­ti in rein­se­ri­men­to, ma anche a offri­re un’alternativa loca­le ai dif­fu­sis­si­mi fio­ri pro­ve­nien­ti dai Pae­si Bas­si, col­ti­va­ti in ser­re elet­tri­che. Quel­lo del­la flo­ri­col­tu­ra neer­lan­de­se è un mer­ca­to da più di cin­que miliar­di di euro, domi­na­to da una man­cia­ta di azien­de che solo di recen­te sono sta­te obbli­ga­te a uti­liz­za­re luci a LED e siste­mi di irri­ga­zio­ne a cir­cui­to chiu­so nel­le pro­prie ser­re. Col­ti­va­re fio­ri è quin­di un aspet­to fon­da­men­ta­le dell’esperienza dell’associazione, ed è ciò che fa sì che essa pos­sa esi­ste­re e resi­ste­re all’interno di un mon­do domi­na­to dal­le logi­che di mer­ca­to.

Oltre a ciò, Lil’Ô con­du­ce ricer­che rela­ti­ve alla fito­de­pu­ra­zio­ne del suo­lo e alla crea­zio­ne di ter­ric­cio. Riguar­do quest’ultimo, crear­ne di nuo­vo sen­za par­ti­re da suo­lo natu­ral­men­te fer­ti­le è una sfi­da immen­sa. I dipen­den­ti dell’associazione ci sono fino­ra riu­sci­ti par­ten­do dal­la ter­ra iner­te, ovve­ro quel­la pro­ve­nien­te dagli sca­vi stra­da­li o dai can­tie­ri, pri­va di vita bio­lo­gi­ca e carat­te­riz­za­ta da un tipi­co colo­re gial­la­stro, alla qua­le si aggiun­ge com­po­st e sab­bia per poter­la col­ti­va­re. Nel 2021, Hala­ge è arri­va­ta a co-fon­da­re un’azienda che si occu­pa pro­prio del­la pro­du­zio­ne di sub­stra­ti ter­ro­si, poten­do dedi­car­si alla spe­ri­men­ta­zio­ne di nuo­ve tec­ni­che (Inter­vi­sta con dipen­den­te azien­da, con­dot­ta dal­l’au­to­re, 17 luglio 2026). Il pun­to è sce­glie­re di impie­ga­re il tem­po per tro­va­re del­le solu­zio­ni alle sfi­de del pre­sen­te, attra­ver­so pro­ces­si natu­ral­men­te len­ti e ric­chi di con­trad­di­zio­ni. Ad esem­pio, ci si pone come obiet­ti­vo la de-cemen­ti­fi­ca­zio­ne e de-imper­mea­bi­liz­za­zio­ne del suo­lo, ma si fini­sce col chie­der­si come poter­lo con­ci­lia­re con l’ac­ces­si­bi­li­tà per le per­so­ne a mobi­li­tà ridot­ta. 

Ogni ricer­ca, ogni pro­ces­so deci­sio­na­le che non vie­ne impo­sto dall’alto è giu­sto che sia intrin­se­ca­men­te con­tro­pro­du­cen­te, inte­so nel sen­so di con­tra­rio al con­cet­to di pro­dut­ti­vi­tà.

Si col­ti­va­no fio­ri, si offre una pos­si­bi­li­tà a chi non ha più un lavo­ro, e si por­ta avan­ti la ricer­ca per la crea­zio­ne di suo­lo fer­ti­le, ma l’aspetto più inte­res­san­te del pro­get­to è for­se un altro. Lil’Ô esi­ste nell’Île-Saint-Denis per gli abi­tan­ti dell’Île-Saint-Denis. Sareb­be sta­to dav­ve­ro sem­pli­ce tra­sfor­ma­re l’area in un bel giar­di­no alle por­te del­la capi­ta­le dove anda­re a pren­de­re una bir­ra sovra­prez­za­ta cir­con­da­ti da qual­che albe­ro, ma non era que­sta la mis­sio­ne. Il pub­bli­co che si vuo­le attrar­re sono gli abi­tan­ti dell’isola, che devo­no impa­ra­re a riap­pro­priar­si di ciò che gli è sta­to nega­to fino­ra: la natu­ra e gli spa­zi pub­bli­ci. 

La popo­la­zio­ne loca­le è gene­ral­men­te pove­ra – il tas­so di disoc­cu­pa­zio­ne  è dell’11%, rispet­to al cir­ca 8% nazio­na­le –, cul­tu­ral­men­te mol­to varia, e lon­ta­na dal ver­de. Ciò che pro­po­ne Lil’Ô è uno spa­zio di risco­per­ta del­la natu­ra, gra­tui­to, e aper­to fino a tar­di. Si è anche deci­so di non ven­de­re alcol al suo inter­no, per evi­ta­re di attrar­re un pub­bli­co diver­so da quel­lo volu­to, rischian­do di far diven­ta­re l’area un enne­si­mo spa­zio esi­sten­te in fun­zio­ne di Pari­gi. Si è volu­to evi­ta­re di cade­re nel­la trap­po­la del­la gen­tri­fi­ca­zio­ne ver­de. Oltre a ciò, si lavo­ra mol­to in par­te­na­ria­to con le scuo­le cir­co­stan­ti, che orga­niz­za­no gite per far capi­re ai bam­bi­ni che nel posto in cui vivo­no esi­ste la natu­ra, che è bel­la e inte­res­san­te. Si cer­ca, insom­ma, di demo­cra­tiz­za­re l’accesso all’ambiente.

È in que­sto modo che si rie­sce a inver­ti­re il dog­ma del­la dipen­den­za dal­la capi­ta­le. Non tut­to ciò che cir­con­da Pari­gi vive per essa, per­ché non dovreb­be esi­ste­re un solo cen­tro piglia­tut­to, ma tan­ti cen­tri che dia­lo­ga­no tra loro. Que­sto ovvia­men­te in un mon­do idea­le, che non è evi­den­te­men­te il nostro.

Ciò che si fa a Lil’Ô è incre­di­bi­le, ma in fin dei con­ti non cam­bia mol­to, non inci­de vera­men­te sul­la dina­mi­ca del­la metro­po­li colo­niz­za­tri­ce. Come dico­no anche gli stes­si dipen­den­ti, ciò che ser­ve è:

Una pre­sa di coscien­za a livel­lo nazio­na­le, una rea­zio­ne da par­te del­la poli­ti­ca. Noi offria­mo mol­te buo­ne idee: pen­so, ad esem­pio, alla qua­li­tà del sub­stra­to del ter­re­no o alla valo­riz­za­zio­ne del­le zone umi­de, che stan­no scom­pa­ren­do sem­pre più. Cer­chia­mo di for­ni­re esem­pi vir­tuo­si, ma poi è neces­sa­rio che que­ste ini­zia­ti­ve tro­vi­no un segui­to con­cre­to nel­l’a­zio­ne poli­ti­ca. (Inter­vi­sta con dipen­den­te azien­da, con­dot­ta dal­l’au­to­re, 17 luglio 2026)

Dal pas­sa­to del­la capi­ta­le biso­gne­reb­be trar­re del­le lezio­ni per il futu­ro, sen­za limi­tar­si ad ammi­ra­re l’indubbia bel­lez­za dei palaz­zi del cen­tro, dei tea­tri, e dei gran­di magaz­zi­ni, ma capen­do che tut­to ciò ha avu­to e ha tut­to­ra un costo che vie­ne paga­to da una fet­ta nasco­sta del­la popo­la­zio­ne. Quel­la che non può per­met­ter­si un bilo­ca­le a 1.300€ al mese, quel­la che da qua­si due seco­li non vive a Pari­gi ma che lavo­ra per lei. 

Foto­gra­fia di Arthur Cre­sta­ni

Sito­gra­fia

https://lvsl.fr/le-paris-dhaussmann-la-fabrique-de-la-ville-marchande/ Xavier Vest su Le Vent Se Lève, “LE PARIS D’HAUSSMANN, LA FABRI­QUE DE LA VIL­LE MAR­CHAN­DE”, 7 mag­gio 2022

https://www.paris.fr/pages/10-choses-a-savoir-sur-le-canal-de-l-ourcq-19869 Vil­le de Paris, “10 cho­ses que vous igno­riez (peut-être) sur le canal de l’Ourcq”, 4 gen­na­io 2022

https://www.histoires-de-paris.fr/insalubrite-parisienne-xviiie-siecle/ Histoi­res de Paris, “L’insalubrité pari­sien­ne au XVIIIe siè­cle”, 12 mag­gio 2017

https://www.histoires-de-paris.fr/haussmann-cholera/ Histoi­res de Paris, “Hauss­mann et le cho­lé­ra : Une répon­se urbai­ne à une cri­se sani­tai­re”, 5 feb­bra­io 2025 

https://musee-egouts.paris.fr/les-egouts-lieu-dhistoire/histoire-des-egouts-de-paris/ Musée des égou­ts de Paris, sezio­ne “L’histoire des Égou­ts de Paris”

https://www.dailymotion.com/video/x9y5w9s video di Histoi­res Pari­sien­nes su Dai­ly­mo­tion, gen­na­io 2026

https://www.lile-saint-denis.fr/ma-ville/decouvrir-notre-ile/histoire/ Sito dell’Île-Saint-Denis, sezio­ne “Notre Histoi­re”, 22 novem­bre 2022

https://www.leparisien.fr/seine-saint-denis-93/du-radium-au-roi-des-fourrieres-lhistoire-a-rebondissements-de-la-friche-radioactive-de-lile-saint-denis-27–04-2026-BMQD2BHR3ZFKZKEZWD2V7U7IZY.php Clai­re Gué­don su Le Pari­sien, “Du radium au « roi des four­riè­res » : l’histoire à rebon­dis­se­men­ts de la fri­che « radioac­ti­ve » de L’Île-Saint-Denis”, 27 apri­le 2026

https://www.mordorintelligence.it/industry-reports/netherlands-floriculture-market Mor­dor Intel­li­gen­ce, “Ana­li­si del­le dimen­sio­ni e del­la quo­ta del mer­ca­to del­la flo­ri­col­tu­ra nei Pae­si Bas­si — Ten­den­ze di cre­sci­ta e pre­vi­sio­ni (2026–2031)”, 2025

https://www.colas.com/fr/notre-identite/qui-sommes-nous sezio­ne “Qui som­mes-nous ?” del sito di Colas

https://reporterre.net/Pres-de-Paris-des-fleurs-et-du-compost-pour-depolluer-les-sols Vio­lai­ne Col­met Daâ­ge et Mathieu Génon su Repor­ter­re, “Près de Paris, des fleurs et du com­po­st pour dépol­luer les sols”, 21 giu­gno 2024

https://www.insee.fr/fr/metadonnees/geographie/commune/93039-lile-saint-denis dati Insee su Com­mu­ne de L’έle-Saint-Denis

https://www.manda.fr/estimation-loyer/paris-75000 dati sti­ma­ti da Man­da sugli affit­ti a Pari­gi

https://pro.visitparisregion.com/presse/presse/communiques-de-presse/communique-de-presse-bilan-annuel-2025-frequentation-touristique-a-paris-ile-de-france Visit Paris Region, “En 2025, l’Île-de- Fran­ce éta­blit un record histo­ri­que avec près de 24 mil­liards d’euros de retom­bées tou­ri­sti­ques”, 23 mar­zo 2026

Let­te­ra per­so­na­le di Hauss­man a Napo­leo­ne III del 1857, fram­men­ti dispo­ni­bi­li su diver­si siti come https://lundi.am/Haussmann-ou-le-triomphe-toujours-actuel-de-la-pensee-bourgeoise-de-la-ville Lun­di­ma­tin, “HAUSS­MANN OU LE TRIOM­PHE (TOU­JOURS ACTUEL) DE LA PEN­SÉE BOUR­GEOI­SE DE LA VIL­LE”, 17 giu­gno 2019

Biblio­gra­fia

Acca­de­mia Rebel­de, 2021, Viva la Comu­ne!, Red­star Press, Roma

Patrick Bou­che­ron, 2021, Métro­po­les en lon­gue durée: les leçons de l’histoire, Les con­fé­ren­ces POP­SU, Pari­gi

Oli­vier Hamant, 2023, Anti­do­te au cul­te de la per­for­man­ce: la robu­stes­se du vivant, Trac­ts Gal­li­mard, Pari­gi

Oli­vier Hamant, 2024, De l’incohérence: phi­lo­so­phie poli­ti­que de la robu­stes­se, Odi­le Jacob, Pari­gi

Inter­vi­sta

Inter­vi­sta ad una dipen­den­te di Lil’Ô svol­ta dall’autore, 17 luglio 2026

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