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Agosto
25 Agosto 2025

VEN­DEM­MIA DEL­LA VER­GO­GNA: RIFLES­SIO­NI SUL CAPO­RA­LA­TO

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A Reims ci sono arri­va­to ormai qua­si un anno fa, e me ne sono già anche anda­to. 

La cit­tà non è un gran­ché, soprat­tut­to a cau­sa dei bom­bar­da­men­ti subi­ti nel seco­lo scor­so, ma non ci si vive male; cer­to, c’è poco da fare, ma alme­no si è a qua­ran­ta minu­ti di tre­no da Pari­gi. Nel com­ples­so, dimen­ti­ca­bi­le. Appe­na arri­va­to sono dovu­to sta­re per qual­che gior­no in un B&B in atte­sa di tro­va­re un allog­gio vero, visto che l’affittuario col qua­le mi ero accor­da­to onli­ne ave­va smes­so di rispon­der­mi. Sul tavo­lo d’ingresso del B&B era sta­to lascia­to come cadeau il van­to di tut­ta la regio­ne: una pic­co­la bot­ti­glia di Cham­pa­gne. Un buon ini­zio, pen­sai.

Nei mesi suc­ces­si­vi, un po’ per il cie­lo costan­te­men­te gri­gio, un po’ per la poca aper­tu­ra del­la gen­te del posto nei con­fron­ti dell’alterità, un po’ per il ven­to geli­do che pene­tra­va qual­sia­si giac­ca, ho pro­va­to un sen­ti­men­to che non ave­vo mes­so in con­to. Non ave­vo pen­sa­to, pri­ma di par­ti­re, che avrei avu­to nostal­gia di casa e dell’Italia in gene­ra­le, eppu­re è anda­ta pro­prio così. Nostal­gia dei luo­ghi e del­le azio­ni che ave­vo vis­su­to nei ven­ti­tré anni pre­ce­den­ti, nostal­gia di un pae­se che ave­vo sem­pre pen­sa­to pres­sap­po­co ugua­le alla Fran­cia, e che in quei momen­ti ten­de­vo a idea­liz­za­re. A poste­rio­ri pos­so dire che, for­se, avrei potu­to pre­ve­der­lo.

Que­sto sen­ti­men­to è sta­to un cre­scen­do per­pe­tuo, di mese in mese, fino a un gior­no pre­ci­so. Era giu­gno, il mio tem­po nel­lo Cham­pa­gne era agli sgoc­cio­li, e mi sono imbat­tu­to in qual­co­sa di straor­di­na­rio. Qual­co­sa che mi ha ripor­ta­to subi­to in Ita­lia. Quel gior­no sono venu­to a sape­re che anche lì, in quel­la ter­ra fred­da e lon­ta­na da casa, si rea­liz­za­va una pra­ti­ca che ave­vo sem­pre rite­nu­to così squi­si­ta­men­te ita­lia­na, così carat­te­ri­sti­ca del pae­se che tan­to mi era man­ca­to: anche in Fran­cia esi­ste il capo­ra­la­to. 

Impie­go di lavo­ra­to­ri non retri­bui­ti e sen­za per­mes­so di sog­gior­no, con­di­zio­ni di allog­gio inde­gne, lavo­ro in nero, trat­ta di esse­ri uma­ni, schia­vi­smo. Que­sti i capi di accu­sa che han­no por­ta­to pri­ma all’arresto e poi alla con­dan­na di tre per­so­ne coin­vol­te nel pro­ces­so Ven­dan­ges de la hon­te ven­dem­mia del­la ver­go­gna. Dall’altro lato, cin­quan­ta­set­te vit­ti­me, pro­ve­nien­ti da pae­si come il Mali e la Mau­ri­ta­nia, alle qua­li era­no sta­ti pro­mes­si 250€ a set­ti­ma­na. Sognan­do que­sta paga, i lavo­ra­to­ri sans papiers irre­go­la­ri lavo­ra­va­no otto ore al gior­no sot­to al sole, veni­va­no tra­spor­ta­ti come ani­ma­li nel retro di alcu­ni fur­go­ni, e dor­mi­va­no in edi­fi­ci abban­do­na­ti, sen­za cibo né acqua cor­ren­te. Una del­le due azien­de giu­di­ca­te respon­sa­bi­li, Ana­vim, si occu­pa­va sia di ven­dem­mie per con­to di ter­zi attra­ver­so subap­pal­ti, sia di riven­di­ta di vino kosher, con prez­zi che varia­no dai 41€ ai 108€ a bot­ti­glia per un buon rosé.

Tut­to è par­ti­to dal­le ven­dem­mie del 2023, che ave­va­no por­ta­to a quat­tro mor­ti sul lavo­ro a cau­sa dei lun­ghi tur­ni di rac­col­ta sot­to al sole cocen­te; da lì, poi, era­no scat­ta­te le inda­gi­ni. L’avvocato di una del­le tre per­so­ne con­dan­na­te, nel­lo spe­ci­fi­co una don­na kir­ghi­za, che gesti­va Ana­vim, ci ha tenu­to a spe­ci­fi­ca­re che se l’azienda in que­stio­ne è sta­ta rite­nu­ta col­pe­vo­le, allo­ra mol­te altre faran­no la stes­sa fine, denun­cian­do come que­sta for­ma di cri­mi­na­li­tà sia effet­ti­va­men­te siste­mi­ca e tal­men­te dif­fu­sa da esse­re qua­si par­te inte­gran­te del lavo­ro agri­co­lo in Fran­cia. Il pros­si­mo 26 novem­bre, sem­pre nel­lo Cham­pa­gne, si ter­rà un altro pro­ces­so per cau­se simi­li, riguar­do qua­ran­ta ucrai­ni sfrut­ta­ti e allog­gia­ti in con­di­zio­ni inde­gne; que­sto indi­ca for­se che biso­gne­reb­be cre­de­re alle paro­le dell’avvocato.

Per­so­nal­men­te, for­se a cau­sa del­la poca eco che ha in Ita­lia que­sto gene­re di noti­zie este­re, il capo­ra­la­to l’avevo sem­pre asso­cia­to al Made in Ita­ly. Mi è sem­pre venu­to spon­ta­neo. Ogni vol­ta che vede­vo Mat­teo Sal­vi­ni posta­re una foto vesti­to da casa­ro con in mano una bel­la moz­za­rel­la goc­cio­lan­te, o un video men­tre inneg­gia­va all’italianità con un bic­chie­re col­mo di Pro­sec­co al Vini­ta­ly, tut­to ciò che riu­sci­vo a pen­sa­re era: qual­cu­no è sta­to sfrut­ta­to per pro­dur­re que­ste eccel­len­ze. E sono anco­ra con­vin­to che sia così. Di inchie­ste sul capo­ra­la­to ce ne sono in con­ti­nua­zio­ne, le barac­co­po­li nel­la pia­na di Gio­ia Tau­ro esi­sto­no dav­ve­ro, i brac­cian­ti nel­le Lan­ghe subi­sco­no dav­ve­ro vio­len­ze, e i rac­co­gli­to­ri di melo­ni nel Man­to­va­no si tro­va­no dav­ve­ro in situa­zio­ni più che pre­ca­rie. Il pun­to, però, è un altro: il pro­ble­ma è più ampio.

Il capo­ra­la­to non può esse­re nar­ra­to come una con­dot­ta cri­mi­no­sa lega­ta a un sin­go­lo Sta­to o come un can­cro pre­sen­te in un luo­go spe­ci­fi­co, estir­pa­bi­le sem­pli­ce­men­te attra­ver­so inda­gi­ni e pro­ces­si ai sin­go­li; sareb­be come annun­cia­re di voler com­bat­te­re il pro­ble­ma del­la vio­len­za di gene­re limi­tan­do­si all’arresto dei sin­go­li assas­si­ni, sen­za accor­ger­si dell’ampiezza del­le cau­se. Per capi­re il capo­ra­la­to biso­gna allar­ga­re lo sguar­do e capi­re che si trat­ta del­la più natu­ra­le espres­sio­ne del nostro siste­ma eco­no­mi­co, basa­to sull’esternalizzazione dei rischi e sul­la pri­va­tiz­za­zio­ne dei pro­fit­ti; non c’è nul­la di stra­no nel­la sua esi­sten­za e nel­la sua dif­fu­sio­ne a livel­lo glo­ba­le. Se, usan­do le paro­le di Mil­ton Fried­man, “la respon­sa­bi­li­tà socia­le di un’azienda è accre­sce­re i suoi pro­fit­ti” (Fried­man 1970, 33), è logi­co che, per arri­va­re a que­sto fine, non ci si curi di chi sta in fon­do alla cate­na di pro­du­zio­ne, dove gli anel­li sono più fra­gi­li e le per­so­ne diven­ta­no sacri­fi­ca­bi­li. Non a caso, gli ingre­dien­ti del capo­ra­la­to in ambi­to agri­co­lo sono defi­ni­ti come “la com­pres­sio­ne dei sala­ri lun­go la filie­ra, la cen­tra­li­tà del­la GDO Gran­de Distri­bu­zio­ne Orga­niz­za­ta , la ricat­ta­bi­li­tà dei migran­ti, l’opacità degli appal­ti, al Nord come al Sud” (San­chio­ni 2025). Pen­so però che vada fat­ta una distin­zio­ne all’interno del macro-ter­mi­ne ‘capo­ra­la­to’: per quan­to riguar­da la frut­ta, la ver­du­ra, e in gene­ra­le i pro­dot­ti più eco­no­mi­ci, il prin­ci­pa­le pro­ble­ma è lega­to alla gran­de distri­bu­zio­ne, ovve­ro al fat­to che i super­mer­ca­ti impon­go­no prez­zi trop­po bas­si ai pro­dut­to­ri che si tro­va­no in qual­che modo costret­ti a taglia­re i costi – finen­do per taglia­re sul­la sicu­rez­za e sui con­trat­ti dei dipen­den­ti; per i pro­dot­ti ‘di lus­so’, inve­ce, il discor­so è simi­le, ma ciò che cam­bia sono la con­ti­nui­tà sto­ri­ca e la discre­pan­za tra costi del­la filie­ra e prez­zi dei pro­dot­ti fina­li. Guar­dan­do sia alla situa­zio­ne ita­lia­na sia a quel­la este­ra, con­si­de­ran­do sia gli esem­pi di oggi sia quel­li di ieri, sen­za sof­fer­mar­si sul solo set­to­re agroa­li­men­ta­re ma allar­gan­do­si anche, ad esem­pio, a quel­lo del­la moda, si nota come il lus­so e lo sfrut­ta­men­to sia­no costan­te­men­te due lati del­la stes­sa meda­glia. Esi­sto­no chia­ra­men­te esem­pi di ecce­zio­ni vir­tuo­se, il mio è un giu­di­zio su quel­lo che mi appa­re come un model­lo dif­fu­so.

La sto­ria si ripe­te, il rac­co­gli­to­re di uva nel­lo Cham­pa­gne è solo il nuo­vo rac­co­gli­to­re di coto­ne in Ala­ba­ma, che a sua vol­ta deri­va dal mina­to­re di mar­mo dell’antica Roma. Non vedo come si pos­sa­no fare distin­zio­ni tra un esem­pio di schia­vi­smo e un altro. Una sola evo­lu­zio­ne ha avu­to luo­go, e riguar­da il siste­ma di sca­ri­co di respon­sa­bi­li­tà mes­so in pra­ti­ca dal­le azien­de. Un siste­ma tan­to sem­pli­ce quan­to effi­ca­ce, che per­met­te ai gran­di mar­chi di non spor­car­si uffi­cial­men­te le mani. Si trat­ta di un model­lo impie­ga­to tan­to nel set­to­re agri­co­lo quan­to in quel­lo del­la moda.

Nel 2024, Arma­ni è sta­ta al cen­tro di un’inchiesta per capo­ra­la­to: l’azienda com­pra­va le pro­prie bor­se da una secon­da impre­sa che a sua vol­ta le face­va pro­dur­re a una ter­za, nel­la qua­le veni­va­no impie­ga­ti lavo­ra­to­ri cine­si paga­ti 3–4€ l’ora, se non a cot­ti­mo. Inda­ga­ta e denun­cia­ta la cate­na di subap­pal­ti, ad Arma­ni è basta­to risol­ve­re i rap­por­ti con le sud­det­te azien­de e adot­ta­re del­le best prac­ti­ces per veder­si revo­ca­ta l’amministrazione giu­di­zia­ria pre­ce­den­te­men­te impo­sta dal tri­bu­na­le di Mila­no. Tut­to risol­to.

Il truc­co è ester­na­liz­za­re la pro­du­zio­ne affi­dan­do­si a una serie di azien­de inter­me­dia­rie, per poter poi affer­ma­re di non esse­re a cono­scen­za del­le con­di­zio­ni di sfrut­ta­men­to appli­ca­te ai lavo­ra­to­ri nell’ultima azien­da del­la cate­na. Lo stes­so model­lo adot­ta­to da Loro Pia­na, ma anche da Benet­ton, la lista non è bre­ve, anzi. Tut­ta­via, i gran­di mar­chi rara­men­te subi­sco­no ritor­sio­ni lega­li e, se le subi­sco­no, la spro­por­zio­ne con le accu­se è enor­me, men­tre dall’altro lato i lavo­ra­to­ri spes­so tro­va­no la mor­te, come nel caso del­le mil­le­cen­to­tren­tot­to vit­ti­me del crol­lo del Rana Pla­za a Dac­ca nel 2013. L’importante, in que­sto siste­ma, è chiu­de­re gli occhi e nega­re qual­sia­si respon­sa­bi­li­tà, fare fin­ta di non sape­re nul­la e affer­ma­re quan­to per la pro­pria azien­da sia fon­da­men­ta­le il rispet­to dei dirit­ti dell’uomo. 

“Da sem­pre ci impe­gnia­mo per fare il mas­si­mo per­ché sia­no rispet­ta­ti tut­ti i più impor­tan­ti dirit­ti ovun­que ope­ria­mo” e “il for­ni­to­re New Wave Sty­le ha rice­vu­to solo ordi­ni di natu­ra sal­tua­ria, in tota­le equi­va­len­ti allo 0,06% del­la nostra pro­du­zio­ne” (Benet­ton Group 2014). Que­sto si leg­ge sul comu­ni­ca­to uffi­cia­le di Benet­ton Group riguar­do all’incidente in Ban­gla­desh, paro­le che suo­na­no come «Sì, abbia­mo col­la­bo­ra­to con l’azienda respon­sa­bi­le dei mil­le­cen­to­tren­tot­to mor­ti, però poco, e in ogni caso la nostra prio­ri­tà sono i dirit­ti umani». Come da copio­ne.

La costan­te in cia­scu­no di que­sti casi è che da un lato ci sono i pro­prie­ta­ri miliar­da­ri del­le socie­tà, che si trat­ti dell’uomo da due­cen­to­tren­ta­tre miliar­di Arnault, o di Gior­gio Arma­ni, o del­la fami­glia Benet­ton, men­tre dall’altro si tro­va­no i moder­ni schia­vi, che nel­la mag­gior par­te dei casi han­no i con­no­ta­ti di migran­ti pro­ve­nien­ti dal Sud del mon­do. Si trat­ta di indi­vi­dui facil­men­te ricat­ta­bi­li, in situa­zio­ni che defi­ni­re pre­ca­rie è un eufe­mi­smo, spes­so non a cono­scen­za dei pro­pri dirit­ti, e che si tro­va­no soli­ta­men­te costret­ti a sce­glie­re tra il mori­re di fame e l’adattarsi alle con­di­zio­ni det­ta­te dal­le azien­de. 

È evi­den­te lo squi­li­brio di pote­re eco­no­mi­co, giu­ri­di­co, e poli­ti­co tra le par­ti. Eco­no­mi­co per­ché, per mez­zo del siste­ma dei subap­pal­ti a casca­ta e del­la pres­sio­ne det­ta­ta dal­la gran­de distri­bu­zio­ne, i pro­fit­ti si con­cen­tra­no al ver­ti­ce e i rischi inve­ce si sca­ri­ca­no sul fon­do. Giu­ri­di­co per­ché da un lato i lavo­ra­to­ri in nero spes­so non spor­go­no denun­cia per pau­ra di ritor­sio­ni, per timo­re di esse­re a loro vol­ta denun­cia­ti per il loro sta­tus irre­go­la­re, o addi­rit­tu­ra per­ché non cono­sco­no i pro­pri dirit­ti, men­tre dall’altro ci sono casi, come quel­lo già cita­to riguar­dan­te Arma­ni, in cui gran­di azien­de, col­pe­vo­li, vedo­no le pro­prie pene annul­la­te. Poli­ti­co per­ché si per­ce­pi­sce la com­pli­ci­tà del­le isti­tu­zio­ni con gli sfrut­ta­to­ri attra­ver­so, ad esem­pio, il siste­ma del­le PAC – Poli­ti­ca Agri­co­la Comu­ne – che dovreb­be for­ni­re dei finan­zia­men­ti dedi­ca­ti agli agri­col­to­ri ma che van­no siste­ma­ti­ca­men­te a favo­ri­re azien­de di gran­di dimen­sio­ni, e per di più spes­so coin­vol­te in inchie­ste per sfrut­ta­men­to del­la mano­do­pe­ra.

Sim­bo­lo recen­te di que­sto model­lo è sta­to sicu­ra­men­te il caso di Sat­nam Sin­gh, brac­cian­te sen­za con­trat­to vit­ti­ma di un inci­den­te sul lavo­ro il 17 giu­gno 2024 in pro­vin­cia di Lati­na, sca­ri­ca­to dal pro­prio padro­ne con un fur­go­ne davan­ti casa e lascia­to a mori­re. Si par­la sem­pre di fata­li­tà in que­sti casi, ma il ruo­lo del fato è mar­gi­na­le quan­do la vit­ti­ma non ha un con­trat­to, ado­pe­ra mac­chi­na­ri sen­za sicu­re, vie­ne fat­ta lavo­ra­re per dodi­ci ore al gior­no, e come uni­ca ricom­pen­sa ha una vita di sten­ti. Riguar­do a que­sta vicen­da, Gior­gia Melo­ni si è espres­sa duran­te il Con­si­glio dei Mini­stri del 20 giu­gno 2024 defi­nen­do­la un “atto disu­ma­no che non appar­tie­ne al popo­lo ita­lia­no”, come se non si trat­tas­se del­la più logi­ca e spon­ta­nea con­se­guen­za del nostro siste­ma pro­dut­ti­vo, che estrae ric­chez­za per pochi dal lavo­ro di que­sti moder­ni schia­vi. Non c’è dub­bio che si trat­ti di un atto disu­ma­no che appar­tie­ne al popo­lo ita­lia­no, così come a quel­lo fran­ce­se, e che riguar­da l’intero siste­ma di eco­no­mia-mon­do del qua­le fac­cia­mo par­te. Non sono pre­vi­ste alter­na­ti­ve all’interno del capi­ta­li­smo, il Nord mon­dia­le per fun­zio­na­re ha biso­gno del­le risor­se natu­ra­li e uma­ne del Sud, al prez­zo più bas­so pos­si­bi­le.

Quin­di qual è la solu­zio­ne? Con­tra­sta­re il sin­go­lo epi­so­dio, com­bat­te­re il capo­ra­la­to in quan­to pra­ti­ca deplo­re­vo­le è neces­sa­rio, ma non por­te­rà alla sua scom­par­sa. Per arri­va­re a tan­to biso­gna allar­ga­re lo sguar­do, con­si­de­ra­re il capo­ra­la­to come natu­ra­le pro­dot­to del­la cor­sa all’accumulo e del­la per­for­man­ce, e cer­ca­re di cam­bia­re rot­ta. Det­to così, chia­ra­men­te, non signi­fi­ca nul­la, ser­vi­reb­be un pia­no da segui­re, una ricet­ta per sor­pas­sa­re il siste­ma attua­le. La let­te­ra­tu­ra in que­sto ambi­to è più che ampia, di stra­de teo­ri­ca­men­te per­cor­ri­bi­li se ne sono imma­gi­na­te a iosa, si potreb­be par­la­re di acce­le­ra­zio­ni­smo, del clas­si­co comu­ni­smo, di eco-socia­li­smo, di ful­ly auto­ma­ted luxu­ry com­mu­ni­sm, di decre­sci­ta. Tut­te idee poten­zial­men­te fun­zio­na­li, alcu­ne for­se meno di altre, ma l’importante è che que­ste idee esi­sta­no e che ne nasca­no di nuo­ve. La chia­ve, infat­ti, pen­so che stia nell’unione del pen­sie­ro di Mark Fisher con quel­lo di Byung-Chul Han: per il pri­mo, per poter­si abi­tua­re all’idea che una stra­da alter­na­ti­va al capi­ta­li­smo esi­sta, occor­re impa­ra­re a imma­gi­na­re il futu­ro, a pre­scin­de­re da come ven­ga, ma comun­que imma­gi­nar­lo; il secon­do inve­ce aggiun­ge un pez­zo alla for­mu­la, scri­ven­do:

“La spe­ran­za apre l’orizzonte del­la sen­sa­tez­za che nuo­va­men­te ani­ma e met­te le ali alla vita. Essa ci dona futu­ro” (Han 2025, 8).

Foto­gra­fia di Mau­ro Cur­ti

Biblio­gra­fia

Bon­fi­glio­li, C. 2014. “Il lato oscu­ro del Made in Euro­pe. Indu­stria del­la moda e sfrut­ta­men­to”, Il Muli­no, Rivi­sta tri­me­stra­le di cul­tu­ra e di poli­ti­ca, 6, pp. 984–990.

Magnet­te, P. 2024. Mani­fe­sto Eco­so­cia­li­sta, Trec­ca­ni, Roma.

Fried­man, M. 1970, 13 set­tem­bre. “A Fried­man doc­tri­ne-The social respon­si­bi­li­ty of busi­ness is to increa­se its pro­fi­ts”, New York Times Maga­zi­ne.

https://www.nytimes.com/1970/09/13/archives/a‑friedman-doctrine-the-social-responsibility-of-business-is-to.html#:~:text=If%20we%20wish%2C%20we%20may,best%20interests%20of%20the%20corporation

Basta­ni, A.2019. Ful­ly Auto­ma­ted Luxu­ry Com­mu­ni­sm: a Mani­fe­sto, Ver­so Books, Londra/New York.

F.Q. 2025, 28 feb­bra­io. “Revo­ca­ta l’amministrazione giu­di­zia­ria del­la Gior­gio Arma­ni Ope­ra­tion, il Tri­bu­na­le di Mila­no: Per­cor­so vir­tuo­so”, Il Fat­to Quo­ti­dia­no

https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/02/18/revocata-lamministrazione-giudiziaria-della-giorgio-armani-operation-il-tribunale-di-milano-percorso-virtuoso/7882728/

Fisher, M. 2017. Rea­li­smo Capi­ta­li­sta, Nero, Roma.

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Han, B.C. 2025. Con­tro la Socie­tà dell’Angoscia, Einau­di, Tori­no.

Latou­che, S. 2009. La Scom­mes­sa del­la Decre­sci­ta, Fel­tri­nel­li, Mila­no.

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Sito­gra­fia

Ana­vim, https://anavim.fr/champagne-casher-le-guide-complet/

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https://www.francebleu.fr/infos/economie-social/tolerance-zero-le-comite-champagne-lance-le-plan-ensemble-pour-les-vendanges-en-champagne-pour-eviter-les-derives-9499342

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https://www.benettongroup.com/it/media-press/comunicati-statements/posizione-dellazienda-benetton-group-in-bangladesh-i-fatti/

Gra­na­to, G. 2024, 22 giu­gno. “La vera sto­ria di Sat­nam Sin­gh e del­la sua ucci­sio­ne, Left.it

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Gué­nard, L. 2024, 1 dicem­bre. “Cham­pa­gne amer, la face noi­re du vigno­ble cham­pe­nois.” Amne­sty Inter­na­tio­nal Fran­ce

https://www.amnesty.fr/chronique/champagne-amer

Info­mi­gran­ts. 2025, 22 luglio. ““Ven­dan­ges de la hon­te” en Cham­pa­gne : pri­son fer­me pour les trois pré­ve­nus accu­sés de trai­te d’ê­tres humains”, Info­mi­gran­ts

https://www.infomigrants.net/fr/post/65907/vendanges-de-la-honte-en-champagne–prison-ferme-pour-les-trois-prevenus-accuses-de-traite-detres-humains

Inte­gra­zio­ne­mi­gran­ti: https://integrazionemigranti.gov.it/it-it/Altre-info/e/2/o/18/id/146/Caporalato-e-sfruttamento-lavorativo-I-dati

Pro­tais, M., Alle­mand, S. 2025, 21 luglio. “‘Ven­dan­ges de la hon­te’ en Cham­pa­gne : trois per­son­nes con­dam­nées à de la pri­son fer­me pour trai­te d’êtres humains”, Fran­ce­bleu  

https://www.francebleu.fr/infos/faits-divers-justice/au-proces-des-vendanges-de-la-honte-tous-les-prevenus-reconnus-coupables-3713765

San­chio­ni, A. 2024, 21 giu­gno. “A Lati­na Sat­nam Sin­gh è sta­to ucci­so dal siste­ma di sfrut­ta­men­to. Il brac­cian­ta­to agri­co­lo pog­gia su basi di oppres­sio­ne che riguar­da­no la mag­gior par­te dei lavo­ra­to­ri e del­le lavo­ra­tri­ci”, Mel­ting Pot Euro­pa

https://www.meltingpot.org/2024/06/a‑latina-satnam-singh-e-stato-ucciso-dal-sistema-di-sfruttamento/

San­chio­ni, A. 2025, 29 apri­le. “Capo­ra­la­to al Nord: lo sfrut­ta­men­to nasco­sto nel­le ter­re del Made in Ita­ly. Dal­le vigne del Pro­sec­co alle cam­pa­gne lom­bar­de”, Mel­ting pot Euro­pa

https://www.meltingpot.org/2025/04/caporalato-al-nord-lo-sfruttamento-nascosto-nelle-terre-del-made-in-italy/ 

Ter­ra! 2025, 15 mag­gio. “Capo­ra­la­to in Lom­bar­dia: il nuo­vo report di Ter­ra! accen­de il dibat­ti­to”, Ter­ra! Riav­via il pia­ne­ta

https://www.associazioneterra.it/news/caporalato-in-lombardia-il-nuovo-report-di-terra-accende-il-dibattito

Uret­ti­ni, F. 2023, 24 apri­le. “10 anni dal­la stra­ge di Rana Pla­za. Si è fat­to abba­stan­za in que­sto las­so di tem­po”, Mel­ting pot Euro­pa 

https://www.meltingpot.org/2023/04/10-anni-dalla-strage-di-rana-plaza/ 

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