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Gennaio
22 Gennaio 2026

DAL BAS­SO. INTER­VI­STA A UN CAPI­TA­NO

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Gaza è distrut­ta. Bom­bar­da­ta da Israe­le, dal­lo scor­so dicem­bre anche allu­vio­na­ta da piog­ge tor­ren­zia­li. L’acqua, insie­me ai liqua­mi fuo­riu­sci­ti dai siste­mi igie­ni­co-sani­ta­ri distrut­ti da anni di bom­bar­da­men­ti, entra nel­le ten­de degli oltre due ter­zi degli abi­tan­ti del­la Stri­scia costret­ti a vive­re in que­ste con­di­zio­ni. Un’al­tra par­te del­la popo­la­zio­ne, per evi­ta­re l’ac­qua, si rifu­gia negli edi­fi­ci bom­bar­da­ti, rischian­do di fini­re vit­ti­ma dei crol­li dei palaz­zi. Intan­to Israe­le, appro­fit­tan­do del­la con­cen­tra­zio­ne dei media mon­dia­li sul rapi­men­to di Madu­ro e Flo­res, ha espan­so e con­ti­nua ad espan­de­re la sua occu­pa­zio­ne ver­so Gaza City, men­tre per i pale­sti­ne­si del­la West Bank ha appro­va­to l’introduzione di brac­cia­let­ti elet­tro­ni­ci muni­ti di GPS, da uti­liz­zar­si al posto del­la deten­zio­ne ammi­ni­stra­ti­va – ovve­ro sen­za impu­ta­zio­ne – ren­den­do i ter­ri­to­ri occu­pa­ti sem­pre più simi­li a un’enorme pri­gio­ne a cie­lo aper­to. Come se non bastas­se, i pale­sti­ne­si, dete­nu­ti nel­la loro stes­sa ter­ra, non avran­no più a dispo­si­zio­ne nem­me­no quei pochi aiu­ti che pote­va­no rice­ve­re dal­le ONG, per­ché dal 1° gen­na­io 37 di que­ste non potran­no più ope­ra­re nei ter­ri­to­ri pale­sti­ne­si

Eppu­re, sep­pur con qual­che ecce­zio­ne, nul­la di tut­to que­sto com­pa­re sui noti­zia­ri ita­lia­ni. Il velo di silen­zio che avvol­ge il geno­ci­dio pale­sti­ne­se è sen­za dub­bio l’ef­fet­to più con­si­sten­te degli accor­di di pace pro­po­sti dal­la Casa Bian­ca. I bom­bar­da­men­ti con­ti­nua­no, così come l’occupazione del­la Gisgior­da­nia – com­pre­so un recen­tis­si­mo raid all’Università di Bir­zeit – e alla lista non man­ca­no gli attac­chi in Siria, Yemen, Liba­no, Iran – ho dimen­ti­ca­to qual­co­sa? pro­ba­bil­men­te sì – eppu­re, tut­to tace. E Israe­le, impu­ni­ta, ci sem­bra inar­re­sta­bi­le. Lo sem­bra per­ché nes­su­na del­le nostre isti­tu­zio­ni inter­na­zio­na­li dà l’impressione di pote­re o vole­re fare alcun­ché. Che sia­no gli inte­res­si denun­cia­ti da Fran­ce­sca Alba­ne­se nel suo rap­por­to From eco­no­my of occu­pa­tion to eco­no­my of geno­ci­de o le rela­zio­ni inter­na­zio­na­li in gio­co, sta di fat­to che le spe­ran­ze per una vera riso­lu­zio­ne di pace van­no affie­vo­len­do­si ogni gior­no di più. 

Cer­to, non sono il nostro dolo­re né il nostro sen­so d’impotenza i pro­ta­go­ni­sti di que­sta sto­ria, ma cre­do sia impor­tan­te ricor­da­re come pochi mesi fa il nostro sta­to d’animo segna­las­se qual­co­sa d’inedito, di gran­dio­so: c’è sta­to un momen­to in cui abbia­mo sen­ti­to che le nostre azio­ni con­ta­va­no dav­ve­ro qual­co­sa, come fos­si­mo atto­ri atti­vi del­la nostra real­tà, come aves­si­mo il pote­re di modi­fi­car­la. E anche se ci sem­bra lon­ta­nis­si­mo nel tem­po e nell’animo, non dob­bia­mo dimen­ti­ca­re quan­to que­sto aves­se e con­ti­nua ad ave­re del rivo­lu­zio­na­rio. Quel­la del­la Glo­bal Sumud Flo­til­la, infat­ti, è sta­ta un’e­spe­rien­za che ha fat­to da cri­na­le: enor­me esem­pio di soli­da­rie­tà e corag­gio, ha dimo­stra­to che le ini­zia­ti­ve dal bas­so fun­zio­na­no, e che lo fan­no con tan­ta più inci­si­vi­tà del­le azio­ni – quan­do e se ven­go­no mes­se effet­ti­va­men­te in atto – del­le isti­tu­zio­ni sta­ta­li e inter­na­zio­na­li di que­ste nostre mori­bon­de demo­cra­zie occi­den­ta­li; non­di­me­no, tra i suoi pri­ma­ti c’è l’es­se­re riu­sci­ta a uni­re le varie cor­ren­ti di sini­stra – e non solo – su un argo­men­to comu­ne. 

Che ci sia volu­to un geno­ci­dio per met­te­re d’accordo anar­chi­ci e comu­ni­sti è, dicia­mo, ama­ra­men­te iro­ni­co, ma ciò non toglie quan­to sia sta­to mera­vi­glio­so sen­tir­si avvol­ti da un sen­so di comu­ni­tà, vede­re così tan­ti atto­ri diver­si ritro­var­si ad agi­re sul­lo stes­so cam­po: dal­la comu­ni­tà LGB­T­QIA+ ai sin­da­ca­ti, da Enzi­no Iac­chet­ti ai Knee­cap, e, soprat­tut­to, una marea di per­so­ne comu­ni. Nel­le sole cit­tà ita­lia­ne se ne sono river­sa­te a milio­ni, e alcu­ne di que­ste per­so­ne comu­ni era­no diret­ta­men­te a bor­do del­la Flo­til­la. Tra di loro c’e­ra anche Fabri­zio De Luca, capi­ta­no del­la Seul­le che ha deci­so di rac­con­ta­re la pro­pria sto­ria ad Ātman Jour­nal. 

Fabri­zio non è un atti­vi­sta né un poli­ti­co, non ha miglia­ia di fol­lo­wer, non è sta­to spin­to a que­sta impre­sa da qual­che tipo di pres­sio­ne media­ti­ca. È un geo­lo­go e un mari­na­io, ha 72 anni e ha deci­so di par­te­ci­pa­re a que­sta ini­zia­ti­va mos­so uni­ca­men­te dal­la pro­pria sen­si­bi­li­tà. E se l’esperienza del­la Flo­til­la ci ha dimo­stra­to che orga­niz­zar­si per rag­giun­ge­re un obiet­ti­vo comu­ne è pos­si­bi­le, la sto­ria di Fabri­zio De Luca ci aiu­ta a ricor­da­re che per par­te­ci­pa­re non ser­ve esse­re un atti­vi­sta di mestie­re, e che no, in fon­do non sia­mo così impo­ten­ti come ci vie­ne fat­to cre­de­re. 

Buon­gior­no Fabri­zio, gra­zie mil­le di aver­ci con­ces­so que­sta inter­vi­sta. Ini­zia­mo? 

Buon­gior­no a lei, ini­zia­mo!

Ha dichia­ra­to di non esse­re un atti­vi­sta, né di aver mai par­te­ci­pa­to a orga­niz­za­zio­ni poli­ti­che. Che cosa l’ha spin­ta a imbar­car­si in un’impresa simi­le?

È vero, io non sono un atti­vi­sta e non ho mai par­te­ci­pa­to a orga­niz­za­zio­ni poli­ti­che. Sono un bor­ghe­se, sono figlio di un Pre­fet­to del­la Repub­bli­ca, ho fat­to il mili­ta­re nei cara­bi­nie­ri, quin­di sono ciò che di meno rivo­lu­zio­na­rio ci sia al mon­do. Però ci sono del­le cose che mi han­no sem­pre fat­to male all’a­ni­ma – tut­te le pre­va­ri­ca­zio­ni, i geno­ci­di, le guer­re, dal Ruan­da alla Siria, dal­l’U­crai­na fino alla Pale­sti­na – e secon­do me ci sono dei momen­ti nel­la vita in cui si sen­te la neces­si­tà di met­ter­si in gio­co, di smet­te­re di par­la­re per pas­sa­re a fare qual­co­sa di fisi­co, di usa­re il cor­po oltre che la voce. È la stes­sa cosa che mi è suc­ces­sa cin­quan­t’an­ni fa quan­do ho deci­so di fare il mari­na­io: sono sem­pre sta­to un aman­te del mare, ma a un cer­to pun­to ho sen­ti­to il biso­gno di fare qual­co­sa di più fisi­co, così sono anda­to a Capre­ra e ho comin­cia­to. È la stes­sa cosa: ci sono sta­ti due momen­ti che mi han­no toc­ca­to di più, che mi sono sem­bra­ti i più gra­vi, e che mi han­no fat­to sen­ti­re di nuo­vo il biso­gno di sal­ta­re dal­la voce al cor­po. Il pri­mo è sta­to l’at­tac­co del­l’e­ser­ci­to israe­lia­no ai caschi blu. Non cre­do di aver mai sen­ti­to un atto così cri­mi­na­le in 72 anni di vita, per­ché anda­re con­tro i caschi blu è anda­re con­tro il mon­do, con­tro chi cer­ca la pace. Il secon­do è sta­to l’at­tac­co all’o­spe­da­le di Gaza, soprat­tut­to per la moda­li­tà: attac­ca­re un ospe­da­le, aspet­ta­re che gli aiu­ti andas­se­ro a sal­va­re i mala­ti e i medi­ci per poi fare un altro attac­co così da ammaz­za­re anche loro mi è sem­bra­ta una cosa impos­si­bi­le, inim­ma­gi­na­bi­le. Que­sto mi ha fat­to sen­ti­re di non poter più sta­re fer­mo, che biso­gnas­se fare qual­co­sa. Io però non sono un medi­co né un ope­ra­to­re sani­ta­rio, cre­de­vo di non poter fare nul­la, ma quan­do ho sapu­to che cer­ca­va­no mari­nai mi sono det­to: “Il mari­na­io lo so fare, è arri­va­to il momen­to”. Tut­to è suc­ces­so in due gior­ni: il 26 ago­sto ho avu­to la noti­zia che cer­ca­va­no mari­nai, la not­te ho con­tat­ta­to l’or­ga­niz­za­zio­ne del­la Flo­til­la, ho com­pi­la­to dei que­stio­na­ri, ho fat­to inter­vi­ste onli­ne e il 28 ero già sul­l’ae­reo per anda­re a Cata­nia.

Oltre che geo­lo­go, quin­di, lei è un mari­na­io. Il sen­so di appar­te­nen­za che lega gli uomi­ni al mare è noto, reso cele­bre da alcu­ni gran­di auto­ri del­la let­te­ra­tu­ra. Mi chie­do, allo­ra, come sia sta­to per lei, in que­sto sen­so, par­ti­re con la Glo­bal Sumud Flo­til­la.

Direi che è sta­to l’e­pi­lo­go di una vita con l’a­mo­re per il mare e per le bar­che. Cre­do che per un mari­na­io non ci sia nien­te di più bel­lo e di più dif­fi­ci­le, che ti met­ta più in gio­co di par­te­ci­pa­re a una cosa del gene­re. Infat­ti navi­ga­re in flot­ta è una cosa dif­fi­ci­lis­si­ma: navi­ga­re con altre bar­che – tut­te diver­se l’u­na dal­l’al­tra – alla stes­sa velo­ci­tà e con la stes­sa rot­ta è già com­ples­so a moto­re, a vela è vera­men­te mol­to mol­to dif­fi­ci­le. E fare, in que­sto modo, 1500 miglia [NdA, nau­ti­che cioè 2778 km]! Ci sono bar­che che 1500 miglia non le fan­no in tut­ta una vita, noi le abbia­mo fat­te in die­ci gior­ni. Quin­di è sta­ta sen­za dub­bio una sfi­da, una sfi­da bel­lis­si­ma: coman­da­re una bar­ca che non è la tua e che non cono­sci, con un equi­pag­gio che non è il tuo e che non cono­sci, con pochis­si­mi mari­nai e mol­ti ospi­ti. Ma come tut­te le sfi­de alla fine mi ha dato una sod­di­sfa­zio­ne enor­me. Anche per­ché non ero poi così sicu­ro di riu­scir­ci, soprat­tut­to non ero sicu­ro di riu­sci­re a far­lo a 72 anni, per­ché le pri­va­zio­ni, le dif­fi­col­tà, il sacri­fi­cio e la sof­fe­ren­za sono sta­ti tan­tis­si­mi e con l’e­tà la capa­ci­tà di sop­por­ta­re que­ste cose non miglio­ra. Quin­di devo dire bel­lis­si­mo, a poste­rio­ri bel­lis­si­mo. Come mari­na­io la sen­to come una cosa mera­vi­glio­sa, ma per il resto è un ricor­do che è una feri­ta.

Par­lia­mo del­la Glo­bal Sumud Flo­til­la. Vor­reb­be rac­con­tar­mi com’è nata, qua­li asso­cia­zio­ni si sono mos­se, come han­no agi­to a livel­lo pra­ti­co?

Un anno fa, più o meno a otto­bre del­l’an­no scor­so, si è deci­so di fare una Flo­til­la di bar­che a vela, que­sto per due moti­vi: men­tre le navi sono con­si­de­ra­te imbar­ca­zio­ni mer­can­ti­li – e pos­so­no quin­di esse­re bloc­ca­te e abbor­da­te dal­la capi­ta­ne­ria e del­la guar­dia costie­ra – le bar­che a vela sono bar­che da dipor­to, da turi­smo, e per­ciò non sono abbor­da­bi­li né seque­stra­bi­li. Cer­to, pos­so­no chie­der­ti i docu­men­ti, ma non pos­so­no seque­strar­ti. Quin­di si sono det­ti: per­ché inve­ce di usa­re le navi – che è vero che por­ta­no tan­ti più aiu­ti, ma con cui è mol­to più dif­fi­ci­le for­za­re un bloc­co nava­le e apri­re un cor­ri­do­io uma­ni­ta­rio – non fac­cia­mo una flot­ta di bar­che a vela? E gli israe­lia­ni avran­no anche più dif­fi­col­tà a fer­mar­le, per­ché sono cin­quan­ta e non una. Chia­ra­men­te por­te­re­mo mol­ti meno aiu­ti, però se apria­mo il cor­ri­do­io uma­ni­ta­rio dia­mo il via al pas­sag­gio di navi con cari­chi mag­gio­ri.

Quan­do si sono guar­da­ti in tasca ave­va­no 1700 euro, quin­di han­no inca­ri­ca­to del­la ricer­ca e rac­col­ta fon­di una ONG spa­gno­la spe­cia­liz­za­ta nel set­to­re. Que­sta ha fat­to il suo mestie­re, tro­van­do fon­di dap­per­tut­to: da varie orga­niz­za­zio­ni, da Emer­gen­cy, da Medi­ci Sen­za Fron­tie­re, da Amne­sty Inter­na­tio­nal, dai sin­da­ca­ti – anche la CGIL – e dai gover­ni, ma non dai par­ti­ti, dai par­ti­ti non han­no volu­to sol­di. Arri­va­ti alla fine di mag­gio ini­zio di giu­gno ave­va­no rac­col­to due milio­ni di euro e han­no quin­di dato il via all’ac­qui­sto del­le bar­che. Nel giro di un mese e mez­zo han­no com­pra­to qua­ran­ta bar­che – un lavo­ro impres­sio­nan­te, non so pro­prio come abbia­no fat­to: io per com­pra­re una bar­ca ci ho mes­so sei mesi! Quin­di c’e­ra chi tro­va­va del­le bar­che che potes­se­ro andar bene – ponia­mo a Bari – chi anda­va di per­so­na a Bari a con­trol­la­re la bar­ca, la face­va peri­ta­re e la com­pra­va, e poi c’e­ra chi por­ta­va la bar­ca da Bari ad Augu­sta, dove c’e­ra­va­mo noi che la met­te­va­mo a posto. Era­no bar­che vec­chie, alcu­ne mes­se un po’ meglio altre un po’ peg­gio, ma tut­te con un sac­co di pro­ble­mi. Tan­to per far­le un esem­pio: la bar­ca che ho por­ta­to io, la Seul­le, non ave­va stru­men­ta­zio­ni, non ave­va l’in­di­ca­to­re del gaso­lio, non ave­va il con­ta­gi­ri del moto­re, anda­vo tut­to a occhio. E men­tre la Glo­bal Sumud Flo­til­la sta­va facen­do tut­to que­sto, nel frat­tem­po l’e­ser­ci­to israe­lia­no ave­va appo­si­ta­men­te isti­tui­to un dipar­ti­men­to che per un anno ha stu­dia­to le moda­li­tà per attac­ca­re, dan­neg­gia­re e fare affon­da­re le bar­che a vela. Han­no stu­dia­to spe­ci­fi­ca­ta­men­te solo quel­lo, ciò che poi abbia­mo spe­ri­men­ta­to con l’at­tac­co dei dro­ni a Cre­ta.

Le chie­de­rei di ritor­na­re per un secon­do al vostro arre­sto: qual è sta­ta la sua impres­sio­ne in meri­to ai sol­da­ti del­l’I­DF? Secon­do lei han­no dav­ve­ro con­tez­za di quel­lo che fan­no?

Dun­que, pri­ma di tut­to divi­dia­mo­li. Ci sono sta­ti due tipi di sol­da­ti: quel­li che ci han­no abbor­da­ti, seque­stra­ti e che han­no por­ta­to le bar­che fino al por­to di Ash­dod, e quel­li che dal por­to di Ash­dod ci han­no poi pre­si e accom­pa­gna­ti fino al car­ce­re e poi all’ae­reo di ritor­no. I pri­mi sono sol­da­ti. Sono adde­stra­ti, pro­fes­sio­na­li e, nono­stan­te aves­si­mo sem­pre i mitra pun­ta­ti addos­so, non mi han­no mai fat­to pau­ra. Sem­bra­va­no sem­pre mol­to pre­sen­ti a loro stes­si e sape­va­no maneg­gia­re mol­to bene le armi e mi sono par­si anche mol­to cal­mi e mol­to rispet­to­si nei nostri con­fron­ti, sta­va­no atten­tis­si­mi a non toc­car­ci mai o comun­que quan­do era­no costret­ti a toc­car­ci lo face­va­no sem­pre con mol­ta cau­te­la. Era­no gio­va­ni, da mol­to gio­va­ni alla mez­za età, dicia­mo dai 20 ai 40 anni.

Diver­so è sta­to all’ar­ri­vo al por­to di Ash­dod, dove sia­mo sta­ti pre­si in cari­co da poli­ziot­ti e poli­zia peni­ten­zia­ria. Lì l’im­pres­sio­ne è sta­ta – non mi perì­to a dire – ter­ri­bi­le, per­ché han­no una cru­del­tà, un odio negli occhi che può deri­va­re sol­tan­to dal­l’es­se­re sta­ti pla­gia­ti. Mi ricor­da­va­no i bam­bi­ni-sol­da­to del Ruan­da che a die­ci anni moz­za­va­no le mani col mache­te, per­ché sono sta­ti crea­ti così, sono per­so­ne crea­te, non sem­bra­no ave­re con­tez­za di quel­lo che sta­va­no facen­do. Si imma­gi­ni que­ste ragaz­ze di ven­t’an­ni, cari­ne, bion­di­ne, con un filo di truc­co e le unghie appe­na fat­te che chat­ta­va­no – un po’ come fos­se­ro mia figlia. Ma se quan­do alza­va­no gli occhi vede­va­no uno come me, che da sedu­to allun­ga­va le gam­be per­ché ave­va mal di schie­na, par­ti­va­no e lo pren­de­va­no a cal­ci, lo met­te­va­no in pie­di, poi in ginoc­chio, gli sbat­te­va­no la fac­cia sul­l’a­sfal­to e lo rimet­te­va­no sedu­to. Poi tor­na­va­no a chiac­chie­ra­re e a scher­za­re con le ami­che, come se per loro fos­se la cosa più nor­ma­le di que­sto mon­do. Secon­do me non sono più con­si­de­ra­bi­li uma­ni, sono come del­le mac­chi­ne, del­le mac­chi­ne crea­te per odia­re quel­li che loro con­si­de­ra­no dei nemi­ci – quin­di i pale­sti­ne­si e tut­ti gli ami­ci dei pale­sti­ne­si. Non mi avreb­be mera­vi­glia­to mini­ma­men­te se una di que­ste ragaz­ze o que­sti ragaz­zi – anche gio­va­nis­si­mi – veden­do pas­sa­re un pale­sti­ne­se a 200 metri, aven­do un fuci­le accan­to gli aves­se spa­ra­to. Fos­se sta­to anche un bam­bi­no, non mi avreb­be mera­vi­glia­to. Quan­do vedi del­le ragaz­zi­ne così, dei ragaz­zi­ni così, così gio­va­ni, pen­si che allo­ra vera­men­te c’è una cul­tu­ra del­l’o­dio. Ma quel­li io non li chia­me­rei sol­da­ti, i sol­da­ti sono quel­li che ci han­no abbor­da­to. Quel­li a ter­ra sono degli aguz­zi­ni, dei poli­ziot­ti, sono del­la Gesta­po, dicia­mo così.

La vostra spe­di­zio­ne è sta­ta accom­pa­gna­ta dal­la cosid­det­ta Flo­til­la di ter­ra. In segui­to alla vostra par­ten­za, e, soprat­tut­to, in segui­to all’ab­bor­dag­gio del­le vostre bar­che e al vostro arre­sto, que­sto equi­pag­gio si è fat­to sen­ti­re in modi che, quan­to­me­no in Ita­lia, non si mani­fe­sta­va­no da decen­ni. Com’è sta­to per lei sen­ti­re un tale appog­gio da un popo­lo che sareb­be dif­fi­ci­le, a par­te pochi esem­pi, defi­ni­re cele­bre per le rivol­te?

È sta­to impor­tan­tis­si­mo. Vede, duran­te i lavo­ri al por­to ciò a cui il comi­ta­to diret­ti­vo ha dato più impor­tan­za è sta­ta la comu­ni­ca­zio­ne. Ave­va­mo cin­que siste­mi di comu­ni­ca­zio­ne: ave­va­mo Star­link, per cui pote­va­mo chia­ma­re a casa, ave­va­mo inter­net che fun­zio­na­va benis­si­mo, ave­va­mo un siste­ma Navio­nics, un siste­ma gar­min, un VHF, quin­di era­va­mo coscien­ti di tut­to quel­lo che suc­ce­de­va. Que­sto ci ha dato una for­za enor­me, per­ché come saprà il nostro sco­po non era por­ta­re die­ci sca­to­le di cibo a Gaza – le bar­che a vela han­no poca capa­ci­tà, sul­la mia bar­ca ave­vo die­ci sca­to­le da ven­ti chi­li, e con­tan­do che ci sono miglia­ia di ton­nel­la­te di aiu­ti di cibo fer­me alle fron­tie­re, le nostre sareb­be­ro dav­ve­ro sta­te una goc­cia nel mare – il nostro sco­po era quel­lo di apri­re un cor­ri­do­io uma­ni­ta­rio e soprat­tut­to di smuo­ve­re le coscien­ze. Come le dice­vo pri­ma, c’è un momen­to in cui biso­gna pas­sa­re dal­le paro­le ai fat­ti. Di paro­le se ne sono sen­ti­te tan­te, però l’in­dif­fe­ren­za di gover­ni e gior­na­li­sti era diven­ta­ta insop­por­ta­bi­le. Duran­te tut­ta la mis­sio­ne il com­por­ta­men­to del gover­no ita­lia­no è sta­to lati­tan­te – era inim­ma­gi­na­bi­le pen­sa­re che un mini­stro potes­se dire che il dirit­to inter­na­zio­na­le qual­che vol­ta vale e qual­che vol­ta no – e que­sto ha dimo­stra­to una sud­di­tan­za nei con­fron­ti del gover­no di Israe­le che già era chia­ris­si­ma, per­ché nes­su­no spa­ra sui caschi blu sen­za ave­re l’im­pu­ni­tà inter­na­zio­na­le garan­ti­ta, ma che così è sta­ta dav­ve­ro mes­sa in piaz­za. Dicia­mo che il nostro sco­po era leva­re il dito da davan­ti agli occhi del­le per­so­ne, e abbia­mo capi­to di aver­ce­la fat­ta per­ché non si era­no mai viste due milio­ni di per­so­ne scen­de­re in piaz­za. Ed è anche una que­stio­ne di qua­li­tà, del tipo di per­so­ne che sono sce­se in piaz­za: per­so­ne nor­ma­li, fami­glie, bam­bi­ni. Vede­re le stra­de pie­ne di gen­te a Ber­li­no – la Ger­ma­nia, si sa, è il pae­se più sio­ni­sta di tut­ta l’Eu­ro­pa e anche il più duro nei con­fron­ti dei mani­fe­stan­ti – ci ha per­so­nal­men­te dato mol­ta for­za. Cre­do ne abbia data a tut­ti quan­ti – anche leg­gen­do ciò che scri­ve Bar­ba­ra Schia­vul­li nel suo dia­rio del viag­gio a Gaza, sul Mor­ga­na, la bar­ca accan­to alla mia – ci ha dato una for­za enor­me. Era quel­lo che vole­va­mo, era quel­lo che sia­mo riu­sci­ti a fare e per­so­nal­men­te è anche ciò che mi man­ca di più, per­ché ora c’è un calo del­l’at­ten­zio­ne – men­tre la tra­ge­dia a Gaza non cala per nien­te – men­tre duran­te la mis­sio­ne la flot­ta di ter­ra è sta­ta ecce­zio­na­le. Il mas­si­mo del­l’ap­pog­gio che mi potes­si aspet­ta­re, asso­lu­ta­men­te al di là del­le mie aspet­ta­ti­ve.

Per­ché cre­de sia suc­ces­so? Un moto genui­no di soste­gno? Final­men­te la con­sa­pe­vo­lez­za di far par­te di una comu­ni­tà, che sia pos­si­bi­le e uti­le atti­var­si? O il fat­to che su quel­le bar­che ci fos­se­ro i nostri?

La mia opi­nio­ne è che sì, sia sta­to impor­tan­te. Pur­trop­po è un difet­to che io vedo da sem­pre, la fac­cen­da dei nostri per­so­nal­men­te mi ha sem­pre dato noia, ho cono­sciu­to per­so­ne che sen­za pro­ble­mi ammet­te­va­no che un bam­bi­no ruan­de­se non vales­se quan­to un bam­bi­no ita­lia­no. È un pen­sie­ro che esi­ste, con cui dob­bia­mo fare i con­ti: il fat­to che sul­le bar­che ci fos­se­ro i nostri, il fat­to che le bar­che bat­tes­se­ro ban­die­ra ita­lia­na e quin­di fos­se ter­ri­to­rio ita­lia­no secon­do me ha influi­to tan­to, sul­le mani­fe­sta­zio­ni, sul­le per­so­ne, su tut­to. Il bel­lo è che que­ste stes­se per­so­ne che han­no sen­ti­to mol­to la mis­sio­ne per­ché c’e­ra­no degli ita­lia­ni, han­no però dovu­to tener con­to che insie­me agli ita­lia­ni c’e­ra pure il gior­na­li­sta cur­do musul­ma­no che pre­ga­va sul­la mia bar­ca, c’e­ra­no le ragaz­ze male­sia­ne che face­va­no il bagno con il cha­dor. Un po’ di que­sta mul­ti­na­zio­na­li­tà, mul­ti­re­li­gio­si­tà, mul­tie­tà un po’ è arri­va­ta, anche per­ché la flot­ta di ter­ra ha capi­to che si può vive­re in dodi­ci metri anche in tre ita­lia­ni, un austria­co, uno scoz­ze­se, due tur­chi e un cur­do – e con­si­de­ri che sul­la Seul­le c’e­ra­no solo sei cuc­cet­te. Cre­do che que­sta cosa un po’ sia arri­va­ta: che si può vive­re insie­me, che il pae­se, la nazio­na­li­tà, la reli­gio­ne, l’e­tà pos­so­no non esse­re dei limi­ti. Poi, i pic­co­li scre­zi, i ner­vo­si­smi acca­do­no, è nor­ma­le, dodi­ci metri sono pochi per una deci­na di per­so­ne, però si supe­ra­no. Anzi, ho fat­to meno fati­ca a supe­rar­li in una bar­ca con que­sto equi­pag­gio che non con un equi­pag­gio di soli ita­lia­ni.

Se la Flo­til­la si è ritro­va­ta a inter­ve­ni­re è anche per­ché, oltre alla stra­gran­de mag­gio­ran­za dei gover­ni, anche le isti­tu­zio­ni sovra­na­zio­na­li non sem­bra­va­no pote­re o vole­re inter­ve­ni­re. Alla luce di que­sto, cre­de sareb­be cor­ret­to affer­ma­re che que­ste abbia­no esau­ri­to le pro­prie fun­zio­ni?

Secon­do me sì, per­ché non vedo la volon­tà. Ci sono del­le asso­cia­zio­ni, come l’O­NU, che non fun­zio­na­no e che non potran­no mai fun­zio­na­re, per­ché è evi­den­te che con i veti le orga­niz­za­zio­ni non fun­zio­na­no, soprat­tut­to se sono veti incro­cia­ti, fat­ti da pae­si su spon­de oppo­ste. Se un orga­ni­smo dà il pote­re di veto a del­le nazio­ni che han­no vin­to una guer­ra ottan­ta-novan­ta anni fa vuol dire che non vuo­le fun­zio­na­re. L’O­NU dovreb­be fun­zio­na­re a mag­gio­ran­za, che sia a mag­gio­ran­za nume­ri­ca, che sia sul­la base del­la popo­la­zio­ne, del­la gran­dez­za, non lo so, ma non dovreb­be fun­zio­na­re così. Quin­di sì, cre­do che le isti­tu­zio­ni sovra­na­zio­na­li abbia­no esau­ri­to le pro­prie fun­zio­ni e che ormai il mon­do abbia dele­ga­to a noi, alle per­so­ne, il fare qual­co­sa. Quel­le che a un cer­to pun­to voglio­no met­ter­ci il cor­po, il sacri­fi­cio, la sof­fe­ren­za, ma anche quel­le che voglio­no solo par­la­re. Secon­do me dob­bia­mo far­lo noi, non pos­sia­mo più aspet­tar­ci che le isti­tu­zio­ni fac­cia­no quel­lo per cui sono nate.

Nono­stan­te Israe­le abbia recen­te­men­te attac­ca­to anche Yemen, Liba­no e Siria – oltre a con­ti­nua­re la sua offen­si­va a Gaza e in Cisgior­da­nia, alla fac­cia degli accor­di di pace pre­sen­ta­ti dal­la Casa Bian­ca – i media ita­lia­ni non dan­no nes­su­na coper­tu­ra a que­ste noti­zie. Per­ché cre­de stia suc­ce­den­do?

Secon­do me è mol­to sem­pli­ce: Israe­le è trop­po poten­te. Per lo stes­so moti­vo per cui Israe­le è impu­ni­to in tut­to quel­lo che fa, per cui può fare le peg­gio nefan­dez­ze e nes­su­no dice nien­te: per­ché è poten­te. Lo è da un pun­to di vista poli­ti­co e da un pun­to di vista eco­no­mi­co. Noi non pos­sia­mo dire nien­te, per­ché Israe­le ha miliar­di di com­mes­se con la Leo­nar­do, ci com­pra le armi, e se domat­ti­na deci­des­se di chiu­de­re gli ordi­ni con l’I­ta­lia noi pro­ba­bil­men­te vivrem­mo una cri­si, mol­te azien­de chiu­de­reb­be­ro. Poi ci sono soste­ni­to­ri di Israe­le, sio­ni­sti, nei posti più impor­tan­ti del­le più impor­tan­ti ban­che, del­le più impor­tan­ti azien­de. E tut­to que­sto non è una mia opi­nio­ne, sono dati di fat­to. È mia opi­nio­ne, inve­ce, che Israe­le ricat­ti tut­to il mon­do, per­ché il Mos­sad è una poten­za, ha una tec­no­lo­gia incre­di­bi­le, per cui sa tut­to di tut­ti. Ciò non toglie che una gran­dis­si­ma respon­sa­bi­li­tà ce l’han­no i gior­na­li­sti, su que­sto come su tan­tis­si­me altre cose. Secon­do me il gior­na­li­smo indi­pen­den­te, quel­lo di Mon­ta­nel­li e Bia­gi, è mor­to da un pez­zo. Ormai c’è il gior­na­li­smo del­la linea edi­to­ria­le, c’è l’e­di­to­re che ti dice di cosa vuo­le che si par­li – che sia la vit­to­ria del­l’In­ter o che sia l’u­ni­co car­tel­lo che inneg­gia Hamas tra i mil­le altri car­tel­li a una mani­fe­sta­zio­ne. Ecco, secon­do me ormai il gior­na­li­smo indi­pen­den­te è mer­ce rara e que­sto por­ta alla peg­gior cri­si del­la demo­cra­zia che si pos­sa imma­gi­na­re, per­ché sen­za gior­na­li­sti indi­pen­den­ti e sen­za poli­ti­ci indi­pen­den­ti la demo­cra­zia è solo una paro­la.

Cosa pos­sia­mo fare noi cit­ta­di­ni affin­ché la que­stio­ne pale­sti­ne­se non pas­si in sor­di­na? Ci sono azio­ni o asso­cia­zio­ni che pen­sa di voler cita­re per aiu­ta­re il popo­lo pale­sti­ne­se?

Pen­so che l’u­ni­ca via sia l’as­so­cia­zio­ni­smo, si può par­ti­re solo dal bas­so. Io per­so­nal­men­te pen­so che si deb­ba dare aiu­to, appog­gio e visi­bi­li­tà a tut­te le ini­zia­ti­ve dal bas­so, che può esse­re la GSF o qua­lun­que altra cosa, potreb­be esse­re il gior­na­li­smo indi­pen­den­te, come può esse­re Ātman, come può esse­re Radio Bul­le­ts. Quel­lo e le asso­cia­zio­ni dal bas­so sono le uni­che che pos­sa­no fare qual­co­sa per il popo­lo pale­sti­ne­se. Tra le asso­cia­zio­ni il mio per­so­na­le pun­to di rife­ri­men­to sono Emer­gen­cy, Medi­ci Sen­za Fron­tie­re e Amne­sty Inter­na­tio­nal, sono le tre asso­cia­zio­ni a cui quan­do pos­so do del dena­ro e a cui pre­sto ascol­to. In più è la nave di Emer­gen­cy, la Life Sup­port, che ho visto tut­te le mat­ti­ne per un mese – infat­ti io per un mese ho dor­mi­to fuo­ri. Quan­do mi sve­glia­vo la mat­ti­na all’al­ba vede­vo la mac­chia ros­sa del­la Life Sup­port, ed era una bel­lis­si­ma vista sape­re di ave­re una nave-ospe­da­le vici­no.

La Glo­bal Sumud Flo­til­la sta orga­niz­zan­do una nuo­va spe­di­zio­ne que­sta pri­ma­ve­ra. Lei par­te­ci­pe­rà?

Non cre­do che me la sen­ti­rò: sono trop­po vec­chio e mia moglie mi met­te le vali­gie fuo­ri casa! Però sicu­ra­men­te andrò ad aiu­tar­li, quin­di andrò in por­to, andrò a cuci­re vele, andrò a rimet­te­re a posto le bar­che: que­sta vol­ta voglio­no una flot­ta anco­ra più gran­de, di cen­to bar­che!

Ha pas­sa­to set­ti­ma­ne in com­pa­gnia di atti­vi­sti. Ci sono dei discor­si o sto­rie che l’han­no par­ti­co­lar­men­te col­pi­ta?

Una cosa che mi ha col­pi­to è che, io che non ho mai fre­quen­ta­to atti­vi­sti, mi aspet­ta­vo mol­to più fana­ti­smo, e inve­ce ne ho tro­va­to una quan­ti­tà giu­sta. Sì, c’e­ra­no anche dei fana­ti­ci, dei pro­vo­ca­to­ri, ho incon­tra­to del­la gen­te che avrei volen­tie­ri pre­so a schiaf­fi, ma era­no una net­ta, net­ta mino­ran­za. Non ho sen­ti­to nes­su­no inneg­gia­re ad Hamas, non ho sen­ti­to nes­su­no inneg­gia­re alla vio­len­za, vera­men­te un movi­men­to paci­fi­co, non vio­len­to. E que­sto mi ha mol­to mera­vi­glia­to, in posi­ti­vo. Altre cose che mi han­no col­pi­to sono sta­te dei discor­si fat­ti con degli altri pri­gio­nie­ri al car­ce­re di Ketziot. Uno era male­se, e non so se lo sa, ma il gover­no male­se ha dona­to oltre un milio­ne di euro alla Flo­til­la! Gli ho chie­sto come mai e lui mi ha spie­ga­to che Male­sia e Pale­sti­na han­no un rap­por­to mol­to diret­to, non solo reli­gio­so ma anche uma­ni­ta­rio, tan­t’è che a Gaza c’è un ospe­da­le costrui­to e gesti­to diret­ta­men­te dal gover­no male­se. Insie­me al male­se, poi, ho par­la­to anche con due libi­ci. Uno di que­sti mi ha spie­ga­to che nel­la Flo­til­la era­no in sei del­la stes­sa nazio­na­li­tà, ma che solo quat­tro ave­va­no il dop­pio pas­sa­por­to, men­tre loro due ave­va­no solo quel­lo libi­co. Que­sto era un pro­ble­ma: la Libia non ha rap­por­ti con Israe­le, quin­di non ave­va­no un amba­scia­to­re, non ave­va­no un con­so­le, né un avvo­ca­to. Era­no com­ple­ta­men­te abban­do­na­ti a loro stes­si. Allo­ra, quan­do nel­lo stu­pen­do car­ce­re per ter­ro­ri­sti di Ketziot è venu­ta la con­so­le ita­lia­na, le ho rife­ri­to di que­sta situa­zio­ne e lei alla fine è riu­sci­ta a far­li veni­re via con noi, ha dato un mini­mo di sup­por­to.

E ora che è tor­na­to, dopo esse­re sta­to pri­gio­nie­ro del­l’I­DF, è più anda­to per mare?

Asso­lu­ta­men­te sì, io appe­na pos­so vado per mare. Due gior­ni dopo esse­re tor­na­to ero già di nuo­vo in bar­ca – ne ho una che ten­go a Piom­bi­no, si chia­ma Vega – ho que­sta pas­sio­ne e nes­su­no riu­sci­rà a toglier­me­la, sicu­ra­men­te non quei cri­mi­na­li del­l’I­DF! Non è faci­le spie­ga­re, però le dico una cosa: io sono un uomo come tut­ti, che ha tan­ti pro­ble­mi, ho pro­ble­mi di figli, ho pro­ble­mi di sol­di, pro­ble­mi di lavo­ro, liti­ga­te in fami­glia, pro­ble­mi del mon­do. Ecco, però quan­do io arri­vo al por­to e sen­to quel misto di odo­ri di cime mar­ce, di gaso­lio, e quel­l’o­do­re tipi­co di mare, di sale, io mi scor­do tut­to. Mi pas­sa­no tut­ti i pro­ble­mi e la mia men­te si avvi­ci­na alla feli­ci­tà. Poi io in bar­ca con­ti­nue­rò ad andar­ci sem­pre, per­ché in mare sto bene e ci tor­no tut­te le vol­te che pos­so – pen­si, io navi­go anche in inver­no. C’e­ra una fra­se che ho let­to da qual­che par­te in cui mi rispec­chio mol­to che dice: guar­dan­do il mare anche la feli­ci­tà sem­bra una cosa sem­pli­ce. Per me è pro­prio così.  

Foto­gra­fia di Maryam Tou­za­ni

Sito­gra­fia

Amar­gi, M. 6 gen­na­io 2026,  “Cisgior­da­nia, l’IDF irrom­pe nell’Università di Bir­zeit e spa­ra con­tro gli stu­den­ti”, L’Indipendente:

https://www.lindipendente.online/2026/01/06/cisgiordania-lidf-irrompe-nelluniversita-di-birzeit-e-spara-contro-gli-studenti/

Amer, R.K. 19 dicem­bre 2025, “Gaza, anco­ra fred­do e piog­gia sugli sfol­la­ti. Le testi­mo­nian­ze: “Qui la guer­ra non è mai fini­ta”, La Repub­bli­ca

https://www.repubblica.it/esteri/2025/12/19/news/gaza_situazione_sfollati_guerra_israele_ultime_news-425049677/.

AJPlus: https://www.instagram.com/p/DTJXBRZk7tN/?img_index=1

Al Jazee­ra Staff,  5 gen­na­io 2026, “Israel extends Gaza occu­pa­tion beyond ‘yel­low line’ in north, bombs south”, Al Jazee­ra:

https://www.aljazeera.com/news/2026/1/5/israel-extends-gaza-occupation-beyond-yellow-line-in-north-bombs-south

De Luca, A. 16 luglio 2025, “ Israe­le bom­bar­da la Siria: esplo­de la que­stio­ne dru­sa”, Isti­tu­to per gli Stu­di di Poli­ti­ca Inter­na­zio­na­le (ISPI):

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/israele-bombarda-la-siria-esplode-la-questione-drusa-214354.

Il Post, 10 set­tem­bre 2025, “Israe­le ha bom­bar­da­to di nuo­vo la capi­ta­le del­lo Yemen: gli Hou­thi dico­no che sono sta­te ucci­se alme­no 35 per­so­ne”:

https://www.ilpost.it/2025/09/10/israele-bombardato-sanaa-yemen-houthi/

Info Coo­pe­ra­zio­ne, 2 gen­na­io 2026, “Gaza chiu­sa alle ONG: Israe­le revo­ca le auto­riz­za­zio­ni a 37 orga­niz­za­zio­ni uma­ni­ta­rie”:

https://www.info-cooperazione.it/2026/01/gaza-chiusa-alle-ong-israele-revoca-le-autorizzazioni-a-37-organizzazioni-umanitarie/

Luci­sa­no, D. 16 mag­gio 2025, “Knee­cap: il grup­po rap nord-irlan­de­se inda­ga­to dall’antiterrorismo per­ché sta con la Pale­sti­na”, L’Indipendente:

https://www.lindipendente.online/2025/05/16/kneecap-il-gruppo-rap-nord-irlandese-indagato-dallantiterrorismo-perche-sta-con-la-palestina/

Save the chil­dren, 10 dicem­bre 2025:

https://www.savethechildren.it/blog-notizie/inverno-gaza-tornano-le-tempeste-e-continuano-le-restrizioni-israeliane

The Cradle.co, 6 gen­na­io 2026, “Israe­li army appro­ves use of moni­to­ring bra­ce­le­ts in occu­pied West Bank to ‘repla­ce’ admi­ni­stra­ti­ve deten­tion”:

https://thecradle.co/articles/israeli-army-approves-use-of-monitoring-bracelets-in-occupied-west-bank-to-replace-administrative-detention

Tomar­ro, M. 23 dicem­bre 2025, “A Gaza pri­mi segna­li di una fra­gi­le nor­ma­li­tà, si discu­te sul­la Fase 2 del ces­sa­te il fuo­co”, Vati­can News:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2025–12/gaza-pace-tregua-maltempo-vittime.html

Il con­fron­to tra Enzo Iac­chet­ti e Eyal Miz­ra­hi:

https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/esemprecartabianca/il-confronto-tra-enzo-iacchetti-e-eyal-mizrahi_F314087101003C11

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