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Febbraio
9 Febbraio 2026

APO­LO­GIA DI REA­TO E ISTI­GA­ZIO­NE A DELIN­QUE­RE: IL CASO P38

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L’istigazione a delin­que­re con­si­ste nell’indurre pub­bli­ca­men­te altri indi­vi­dui a com­met­te­re uno o più rea­ti, e l’idea che chi lo fa pos­sa esse­re per­se­gui­to tan­to quan­to chi com­met­te il cri­mi­ne è giu­sta e demo­cra­ti­ca. Ma appli­ca­re que­sto prin­ci­pio all’arte e limi­ta­re la liber­tà di espres­sio­ne di un arti­sta è leci­to? E se sì, in qua­le misu­ra? 

Nato alla fine del 2020, il col­let­ti­vo P38 – La Gang si com­po­ne di quat­tro mem­bri: Yung Sta­lin, Asto­re, Jim­my Pen­to­thal e Papà Dimi­tri. Il loro pri­mo album, Nuo­ve BR, si fon­da su un auda­ce e deli­be­ra­to uso dell’immaginario lega­to agli Anni di piom­bo, con rife­ri­men­ti espli­ci­ti, in chia­ve rap/trap, alle Bri­ga­te Ros­se e alla lot­ta arma­ta. 

La Pro­cu­ra di Tori­no, dal­la fine del novem­bre 2022, ha isti­tui­to un pro­ces­so con­tro di loro e inol­tra­to richie­sta per­ché fos­se­ro mes­si agli arre­sti domi­ci­lia­ri. Le accu­se: isti­ga­zio­ne a delin­que­re e apo­lo­gia di rea­to – con l’aggravante di ter­ro­ri­smo, che pre­ve­de fino a otto anni e quat­tro mesi di reclu­sio­ne. Il 9 dicem­bre 2025 il pro­ce­di­men­to è sta­to archi­via­to, resta tut­ta­via aper­to il dibat­ti­to che riguar­da il deli­ca­to equi­li­brio tra pro­vo­ca­zio­ne arti­sti­ca e respon­sa­bi­li­tà socia­le, tra memo­ria sto­ri­ca, rispet­to e liber­tà d’espressione. 

La loro ope­ra si inse­ri­sce in un con­te­sto sto­ri­co e cul­tu­ra­le com­ples­so, dove l’eredità di que­gli anni di ter­ro­ri­smo e la memo­ria col­let­ti­va ita­lia­na resta­no feri­te aper­te. 

Dal­le denun­ce al bli­tz

Il loro pri­mo disco, Nuo­ve Br appun­to, esce a novem­bre del 2021. I ragaz­zi sono piut­to­sto bra­vi, susci­ta­no curio­si­tà e anche un discre­to inte­res­se, per cui, a pri­ma­ve­ra 2022, par­te il loro tour in giro per l’Italia. 

Il 25 apri­le, duran­te un con­cer­to allo Scumm di Pesca­ra, sal­go­no sul pal­co e rime­dia­no subi­to la loro pri­ma denun­cia. A denun­ciar­li è Bru­no D’Al­fon­so, figlio del cara­bi­nie­re Gio­van­ni D’Alfonso, mor­to nel 1975 in uno scon­tro a fuo­co con alcu­ni bri­ga­ti­sti, nel qua­le, tra l’altro, tro­vò la mor­te anche Mara Cagol, moglie del bri­ga­ti­sta Rena­to Cur­cio: era­no gli Anni di piom­bo, del­le Br, del­la lot­ta arma­ta, del­le gam­biz­za­zio­ni e dei rapi­men­ti. Bru­no D’Alfonso si sen­te offe­so per la leg­ge­rez­za irre­spon­sa­bi­le con cui que­sti temi sono trat­ta­ti e fa un espo­sto alle pro­cu­re di Pesca­ra e Reg­gio Emi­lia per­ché ritie­ne che i quat­tro isti­ghi­no al ter­ro­ri­smo. 

Pochi gior­ni dopo, il 1° mag­gio, si esi­bi­sco­no al cir­co­lo ARCI Il Tun­nel di Reg­gio Emi­lia, nel con­te­sto del­la Festa dell’Unità Comu­ni­sta, e sal­go­no sul pal­co con i pas­sa­mon­ta­gna bian­chi e la ban­die­ra del­le Bri­ga­te Ros­se. In segui­to a que­sta esi­bi­zio­ne ven­go­no iscrit­ti, insie­me al pre­si­den­te del cir­co­lo Mar­co Vici­ni, nel regi­stro degli inda­ga­ti del­la Pro­cu­ra di Tori­no.

La mat­ti­na del 25 novem­bre 2022 ROS, Cara­bi­nie­ri e DIGOS fan­no irru­zio­ne nei loro rispet­ti­vi  appar­ta­men­ti: a Bolo­gna (Yung Sta­lin), Nuo­ro (Asto­re), Mila­no (Jim­my Pen­to­thal) e a Ber­ga­mo (Papà Dimi­tri). Seque­stra­no com­pu­ter, cel­lu­la­ri, ban­die­re e mer­chan­di­sing di vario tipo. I rea­ti che ven­go­no con­te­sta­ti sono, appun­to, isti­ga­zio­ne a delin­que­re e apo­lo­gia di rea­to, con l’aggravante del ter­ro­ri­smo.

Il ritor­nel­lo del loro pez­zo di pun­ta reci­ta così, con chia­ro rife­ri­men­to ai fat­ti del ’78 e al rapi­men­to dell’allora Pre­si­den­te del­la Demo­cra­zia Cri­stia­na ed ex Pre­si­den­te del Con­si­glio Aldo Moro:

“Ti met­to den­tro una Renault 4
Bri­ga­te Ros­se scrit­to sul con­trat­to
Pre­si­den­te, lei mi sem­bra stan­co
La met­to den­tro una Renault 4
Ti met­to den­tro una Renault 4
Bri­ga­te Ros­se scrit­to sul con­trat­to
Pre­si­den­te, lei mi sem­bra stan­co
La met­to den­tro una Renault 4”

(P38 La Gang, Nuo­ve Br, Renault 4)

Tele­vi­sio­ni e gior­na­li ripren­do­no la noti­zia. Alber­to Fran­ce­schi­ni – uno dei fon­da­to­ri del­le BR – lascia una dichia­ra­zio­ne al Cor­rie­re del­la Sera con la qua­le si dis­so­cia e pren­de le distan­ze dal grup­po; a par­te qual­che voce iso­la­ta, la con­dan­na è una­ni­me. Le date sal­ta­no e il tour va in fumo, i quat­tro entra­no in una fase di sta­si e la Gang resta immo­bi­le, para­liz­za­ta da un’enorme pres­sio­ne. 

Papà Dimi­tri non reg­ge, abban­do­na il pro­get­to e si dedi­ca ad altro. Gli altri tre inve­ce a un cer­to pun­to dico­no basta ed esco­no con un secon­do album. Sono in qual­che modo soprav­vis­su­ti all’assalto, han­no avvia­to una cam­pa­gna di cro­w­d­fun­ding vol­ta a rac­co­glie­re fon­di per le spe­se lega­li e deci­do­no dun­que di rico­min­cia­re. 

«Non sia­mo impu­ta­ti e non sia­mo assol­ti, sia­mo costret­ti a una sco­mo­da zona di gri­gio, noi però ci sia­mo stan­ca­ti di sta­re fer­mi», annun­cia­no sui social.

Tor­na­no quin­di con un secon­do album, for­se meno dirom­pen­te del pre­ce­den­te, ma che ne con­di­vi­de la matri­ce, i toni e le tema­ti­che.

Pro­vo­ca­zio­ne arti­sti­ca e pat­to con l’ascoltatore

Il pri­mo disco è sta­to sor­pren­den­te. Pri­ma di tut­to per la qua­li­tà del­le stro­fe, per come Asto­re, Yung Sta­lin e Jim­my Pen­to­thal si muo­ve­va­no bene sul tem­po inte­gran­do­si con le pro­du­zio­ni di Papà Dimi­tri. In secon­do luo­go, per quel­lo che dice­va­no, per le paro­le usa­te. Una serie di imma­gi­ni for­ti – “Ten­go in fri­go la testa di Bezos” (Jim­my Pen­to­thal, Gulag II), “Sbir­ro ti arre­sto e ti man­do nеl Gulag” (Yung Sta­lin, Gio­va­ne Sta­lin) – di riman­di espli­ci­ti alle azio­ni vio­len­te del­le Bri­ga­te Ros­se – “Esco col fer­ro e ti ven­go a spa­ra­re come a Mon­ta­nel­li” (Asto­re, Nuo­ve BR) o di sem­pli­ce ana­li­si del­la socie­tà – “È anco­ra l’Italia di Sil­vio, per que­sto si ven­do­no i figli” (Jim­my Pen­to­thal, Gulag II) mi si sono con­fic­ca­te in testa e mi han­no dato fasti­dio, ma mi han­no fat­to anche sor­ri­de­re e mi han­no fat­to pen­sa­re. Li ho tro­va­ti a trat­ti esa­ge­ra­ti, offen­si­vi, sopra le righe, ma in qual­che modo libe­ra­to­ri. Per­ché ogni vol­ta che un arti­sta mi met­te a disa­gio, che mi fa sen­ti­re par­te del mec­ca­ni­smo che denun­cia e disprez­za, in cuor mio lo rin­gra­zio. Pro­vo­ca­re, cri­ti­ca­re, denun­cia­re la mas­si­fi­ca­zio­ne e l’appiattimento dei cer­vel­li non vuol dire erger­si a giu­di­ci. Non signi­fi­ca disprez­za­re il popo­lo e con­si­de­rar­lo infe­rio­re, tutt’altro. Denun­ciar­lo vuol dire com­pren­der­lo e rispet­tar­lo; signi­fi­ca rico­no­sce­re l’individualità di ogni per­so­na e il dirit­to di ognu­no alla liber­tà, all’autonomia e al pen­sie­ro cri­ti­co. 

Il secon­do album esce all’inizio del 2025 e con­fer­ma non solo che i tre san­no fare rap, ma anche e soprat­tut­to che lo ascol­ta­no. Sì per­ché è que­sto che fan­no come arti­sti, lo fan­no da appas­sio­na­ti del gene­re e da gran­di ascol­ta­to­ri. Non lo fan­no male nem­me­no que­sta vol­ta, anche se for­se man­ca un pez­zo ico­ni­co come RENAULT 4 che pos­sa fare da mani­fe­sto.

C’è, inve­ce, un pez­zo che si chia­ma Pau­ra in cui vie­ne pale­se­men­te attac­ca­to Dimi­tri che ha abban­do­na­to il grup­po, del resto la sua dipar­ti­ta era sta­ta già annun­cia­ta all’inizio dell’album, nel Secon­do Comu­ni­ca­to:

“Mil­le­due­cen­to­cin­que gior­ni, mhm, ne è pas­sa­to di tem­po eh?
È basta­to dire: “Lot­ta arma­ta” per diven­ta­re “ter­ro­ri­smo”.
[…] 
E come ogni orga­niz­za­zio­ne ever­si­va che si rispet­ti ades­so abbia­mo anche i pen­ti­ti”.

(P38 La Gang, Dit­ta­tu­ra, Secon­do Comu­ni­ca­to)

Ascol­tan­do i loro pez­zi, di entram­bi i dischi, risul­ta evi­den­te una chia­ve iro­ni­ca che spin­ge a riflet­te­re sen­za dover per for­za cre­de­re a ciò che si sen­te. Impos­si­bi­le non rin­ve­nir­ci asso­nan­ze con Mister Sim­pa­tia, album di Fabri Fibra del 2004, pro­vo­ca­to­rio, pesan­te e irri­ve­ren­te, che di fat­to lo lan­ciò ver­so il suo pri­mo con­trat­to in major. Fabri Fibra esplo­de­va in uno sfo­go pri­va­to, così inti­mo da diven­ta­re uni­ver­sa­le, e lo face­va così bene da risul­ta­re tra­sver­sa­le. All’epoca il rap non era così segui­to e lui riu­scì a rag­giun­ge­re una quan­ti­tà indi­ci­bi­le di per­so­ne pre­sen­tan­do­si come una per­so­na distur­ba­ta e com­ples­sa­ta, un fal­li­to che dan­za­va sul­le mace­rie del­la sce­na rap di quei pri­mi anni due­mi­la. Cri­ti­ca­va e deri­de­va mol­ti rap­per del­la vec­chia guar­dia, par­la­va del pro­prio fune­ra­le, ma lo face­va così bene da risul­ta­re magne­ti­co e coin­vol­gen­te, arri­van­do di fat­to anche a un sac­co di gen­te che di rap sape­va poco o nul­la. Le sue metri­che, deci­sa­men­te meno ela­bo­ra­te dei suoi lavo­ri pre­ce­den­ti, arri­va­va­no ades­so drit­te allo sto­ma­co attra­ver­so inca­stri e suo­ni ori­gi­na­li for­te­men­te iden­ti­ta­ri. Ave­va il suo suo­no, ave­va la sua iden­ti­tà, rap­pa­va in modo sem­pli­ce e diret­to ed era dav­ve­ro in gra­do di tra­smet­te­re qual­co­sa.

I pez­zi del­la P38 sono dirom­pen­ti, sono iro­ni­ci e pro­vo­ca­to­ri come lo era­no quel­li di Mr. Sim­pa­tia, ma il loro impat­to non si è rive­la­to altret­tan­to esplo­si­vo. Il rap è oggi un’altra cosa rispet­to al 2004, il pub­bli­co medio è abi­tua­to a que­sto tipo di musi­ca già da anni e loro fan­no bene quel­lo che fan­no, ma non appor­ta­no in fon­do nul­la di nuo­vo. E poi ci sono i con­te­nu­ti, dif­fi­ci­li da dige­ri­re, for­se addi­rit­tu­ra da com­pren­de­re. 

Ogni pro­vo­ca­zio­ne for­te è sco­mo­da e spin­ge a riflet­te­re. I quat­tro arti­sti si sono dichia­ra­ta­men­te oppo­sti alla sce­na musi­ca­le domi­nan­te, satu­ra di testi miso­gi­ni, vio­len­za gra­tui­ta e osten­ta­zio­ne vuo­ta di ric­chez­za, ma non sono ter­ro­ri­sti, non ci asso­mi­glia­no nep­pu­re. Attin­go­no a un imma­gi­na­rio vec­chio di cinquant’anni e par­la­no di sov­ver­sio­ne, il pat­to con l’ascoltatore però è impli­ci­to, esi­ste. È quel mec­ca­ni­smo che ci spin­ge ad accet­ta­re la pro­vo­ca­zio­ne, che ci si indi­gni o meno, in nome del­la liber­tà di espres­sio­ne. La P38 non pro­muo­ve una vio­len­za rea­le, la loro è una cri­ti­ca cul­tu­ra­le, iper­bo­li­ca, cer­to, ma pur sem­pre una cri­ti­ca cul­tu­ra­le e non un appel­lo alla lot­ta arma­ta. L’Arte sfrut­ta gli ecces­si sim­bo­li­ci per pro­vo­ca­re una rifles­sio­ne cri­ti­ca, non per spin­ge­re a com­pie­re azio­ni vio­len­te. Que­sto pat­to impli­ca che l’artista, attra­ver­so l’uso di imma­gi­ni, meta­fo­re e sim­bo­li for­ti, sti­mo­li il pub­bli­co a inter­ro­gar­si, a met­te­re in discus­sio­ne le pro­prie con­vin­zio­ni e a esplo­ra­re nuo­ve pro­spet­ti­ve. È lo stes­so mec­ca­ni­smo, per inten­der­ci, che non ci fa pre­oc­cu­pa­re che Pao­lo Pie­tran­ge­li, auto­re del­la can­zo­ne Mio caro padro­ne doma­ni ti spa­ro, fini­sca per spa­rar­gli dav­ve­ro. 

Asso­nan­ze col punk anni ‘80

Ascol­tan­do i loro dischi ho pen­sa­to più vol­te ai CCCP. 

Gio­van­ni Lin­do Fer­ret­ti e i suoi sim­bo­leg­gia­va­no la resi­sten­za ideo­lo­gi­ca in un’Italia di ber­lu­sco­ni­smo nascen­te, appro­prian­do­si del punk per cri­ti­ca­re l’industria cul­tu­ra­le. Incar­na­va­no la disil­lu­sio­ne post-anni ’70, sot­to­li­nean­do l’atrocità del pas­sag­gio da idea­li comu­ni­ta­ri a un capi­ta­li­smo trion­fan­te – con slo­gan come “Pro­du­ci, con­su­ma, cre­pa” (CCCP, Fede­li alla linea, Mori­re). I testi di Fer­ret­ti, lea­der di gran­de cari­sma, sono diven­ta­ti mani­fe­sti punk, influen­zan­do non poco la sce­na alter­na­ti­va ita­lia­na. Coe­ren­za di lin­guag­gio e di mes­sag­gio, un imma­gi­na­rio soli­do e un’armonia inno­va­ti­va di musi­ca e paro­le, sono tan­ti gli ele­men­ti che deter­mi­na­no un suc­ces­so. La P38 però non rag­giun­ge i loro livel­li e ricor­da for­se più i Disci­pli­na­tha, un grup­po for­ma­to­si nel 1987 in pro­vin­cia di Bolo­gna che attin­ge­va a un’iconografia non di sini­stra, ma di estre­ma destra, con inten­ti pro­vo­ca­to­ri evi­den­ti. Sem­bra­va però trat­tar­si di una scel­ta più che altro este­ti­ca, ritrat­ta­ta poi a par­ti­re dal loro secon­do lavo­ro, l’EP Cri­si di Valo­ri. In coper­ti­na, sot­to il nome Disci­pli­na­tha, appa­re la dici­tu­ra “Non sia­mo di destra, anzi, sia­mo buo­ni”.

La P38 no, non ritrat­ta, anche dopo le denun­ce, non ritrat­ta.
“Che dif­fe­ren­za vuoi che fac­cia un’al­tra denun­cia?
Dai, sve­glia, la DIGOS di Reg­gio è il nostro uffi­cio stam­pa”

(P38 La Gang, Jim­my Pen­tho­tal, Ras­se­gna Stam­pa – sin­go­lo usci­to il 17 giu­gno 2022)

“Pove­ro rap­per, c’hai tre mesi per spac­cio
Io rischio qua­si die­ci anni e se mi gira li fac­cio”

(P38 – La Gang, Jim­my Pen­tho­tal, Dit­ta­tu­ra, Ami­co)

Rap main­stream e memo­ria sto­ri­ca

Negli ulti­mi anni il rap è usci­to dai mar­gi­ni per tra­sfor­mar­si nel suo­no di fon­do del­la socie­tà urba­na. Lo ascol­tia­mo in radio, nei video vira­li, nei cen­tri com­mer­cia­li e nei super­mer­ca­ti sen­za qua­si più accor­ger­ce­ne. Eppu­re, ciò che rac­con­ta non è affat­to irri­le­van­te: vio­len­za osten­ta­ta, offe­se alle don­ne, ric­chez­ze velo­ci esi­bi­te come tro­fei e una cele­bra­zio­ne più o meno diret­ta del­la cri­mi­na­li­tà. Tut­to que­sto non ci offen­de più, non ci fa for­se nem­me­no più riflet­te­re, è diven­ta­to ambien­te, un deso­la­to pae­sag­gio cul­tu­ra­le che sci­vo­la fuo­ri dal fine­stri­no del­le nostre coscien­ze sen­za lascia­re trac­cia.

Il vero cor­to­cir­cui­to si veri­fi­ca quan­do la musi­ca smet­te di rac­con­ta­re la delin­quen­za gene­ri­ca e si adden­tra in temi poli­ti­ci. Se inve­ce di glo­ri­fi­ca­re figu­re cine­ma­to­gra­fi­che come Pablo Esco­bar, un rap­per evo­ca la memo­ria di per­so­nag­gi rea­li lega­ti alla sto­ria del ter­ro­ri­smo ita­lia­no, come Rena­to Cur­cio, il gio­chi­no si inter­rom­pe. L’indifferenza sva­ni­sce, la pro­vo­ca­zio­ne diven­ta intol­le­ra­bi­le e scat­ta la rea­zio­ne isti­tu­zio­na­le: seque­stri, inda­gi­ni, comu­ni­ca­ti del­la que­stu­ra. La vio­len­za spet­ta­co­la­riz­za­ta, pur­ché astrat­ta e pri­va di radi­ci sto­ri­che, è accet­ta­ta come intrat­te­ni­men­to, ma se vi si aggiun­ge un signi­fi­ca­to poli­ti­co allo­ra diven­ta un tabù. Evo­ca­re figu­re sto­ri­che del ter­ro­ri­smo ita­lia­no come Rena­to Cur­cio – tra i fon­da­to­ri del­le Bri­ga­te Ros­se, respon­sa­bi­le di omi­ci­di, seque­stri e stra­gi duran­te gli Anni di piom­bo – non è più un inno­cuo ste­reo­ti­po da imma­gi­na­rio gang­sta rap. Esco­bar, inve­ce, è un mito pop, roman­za­to in serie Net­flix e can­zo­ni che lo dipin­go­no come cat­ti­vo, con un’aura però di ribel­lio­ne anti­si­ste­ma che lo ren­de in qual­che modo dige­ri­bi­le dal main­stream glo­ba­le.

Le Bri­ga­te Ros­se, inve­ce, non sono dige­ri­bi­li affat­to. Pri­ma del caso Moro, gode­va­no in alcu­ni ambien­ti di una cer­ta aura rivo­lu­zio­na­ria, ma l’omicidio di un lea­der demo­cri­stia­no di com­pro­mes­so, archi­tet­to del dia­lo­go con il Par­ti­to Comu­ni­sta Ita­lia­no, fu visto come un attac­co al cuo­re del­lo Sta­to che rese impos­si­bi­le qual­sia­si dife­sa ideo­lo­gi­ca. Il PCI, in par­ti­co­la­re, le con­dan­nò sen­za riser­ve acce­le­ran­do il “fron­te del­la fer­mez­za” e l’isolamento del­le BR dal movi­men­to ope­ra­io. 

Ma c’erano anche altri grup­pi orga­niz­za­ti, come i NAR – Nuclei Arma­ti Rivo­lu­zio­na­ri. Furo­no un grup­po ter­ro­ri­sti­co neo­fa­sci­sta atti­vo prin­ci­pal­men­te a Roma tra il 1977 e il 1981. Nati come gio­va­ni mili­tan­ti pro­ve­nien­ti dal­le sezio­ni del Movi­men­to Socia­le Ita­lia­no (MSI), i NAR si ispi­ra­va­no allo spon­ta­nei­smo arma­to di estre­ma destra, ma la loro per­ce­zio­ne nel­la memo­ria col­let­ti­va è assai diver­sa.

Col­pen­do una figu­ra di spic­co del­lo Sta­to e pre­sen­tan­do­si come alter­na­ti­va rivo­lu­zio­na­ria al PCI, le BR si inse­ri­ro­no al cen­tro del con­flit­to poli­ti­co e sim­bo­li­co degli anni Set­tan­ta. Furo­no con­dan­na­te da destra a sini­stra e diven­ne­ro un sim­bo­lo cen­tra­le del­la memo­ria degli Anni di piom­bo, spes­so rap­pre­sen­tan­do l’unico vol­to del ter­ro­ri­smo inter­no.

I NAR, pur coin­vol­ti in epi­so­di gra­vis­si­mi e lega­ti al ter­ro­ri­smo di estre­ma destra, furo­no più spes­so per­ce­pi­ti come un grup­po di mili­tan­za radi­ca­le di nic­chia, visto come una ban­da arma­ta o una sot­to­cul­tu­ra vio­len­ta piut­to­sto che come un pro­get­to rivo­lu­zio­na­rio di mas­sa.  Que­sto ha con­tri­bui­to, nel rac­con­to suc­ces­si­vo, a una demo­niz­za­zio­ne meno strut­tu­ra­le rispet­to a quel­la subi­ta dal­le BR, che riman­go­no il prin­ci­pa­le rife­ri­men­to quan­do si par­la di ter­ro­ri­smo poli­ti­co in Ita­lia negli anni Set­tan­ta e Ottan­ta.

Il dirit­to di por­si doman­de

Come già accen­na­to all’inizio di que­sto arti­co­lo, la GIP Anna Masco­lo del Tri­bu­na­le di Tori­no ha archi­via­to il pro­ce­di­men­to il 9 dicem­bre 2025 per tut­ti gli inda­ga­ti, inclu­si i quat­tro mem­bri del­la band e l’ex pre­si­den­te del cir­co­lo Arci Mar­co Vici­ni. Le accu­se di isti­ga­zio­ne a delin­que­re, dif­fa­ma­zio­ne e vili­pen­dio sono cadu­te uni­for­me­men­te, sen­za distin­zio­ni tra i sog­get­ti coin­vol­ti. 

Appa­re dun­que anco­ra più evi­den­te quan­to la rea­zio­ne isti­tu­zio­na­le sia sta­ta spro­por­zio­na­ta e ingiu­sti­fi­ca­ta e quan­to il tut­to rischi di esse­re solo un atto di inti­mi­da­zio­ne e cen­su­ra. Quest’accoppiata crea ine­vi­ta­bil­men­te un vuo­to: sen­za voci alter­na­ti­ve e un dibat­ti­to aper­to, quel vuo­to diven­ta ter­re­no fer­ti­le per la pro­pa­gan­da, che riem­pie facil­men­te lo spa­zio lascia­to dal­le opi­nio­ni silen­zia­te.

Il pun­to è che il con­trol­lo non si limi­ta alla rimo­zio­ne dei con­te­nu­ti dis­si­den­ti, ma con­du­ce per for­za di cose a una nar­ra­zio­ne uni­vo­ca. Que­sta nar­ra­zio­ne, vei­co­la­ta attra­ver­so cana­li isti­tu­zio­na­li e media­ti­ci, model­la pro­gres­si­va­men­te il nostro modo di pen­sa­re e di inter­pre­ta­re il mon­do. Il risul­ta­to sareb­be l’egemonia di una sola voce domi­nan­te, che eli­mi­na ogni plu­ra­li­tà di pun­ti di vista.

Il peri­co­lo non è dun­que la P38, per­ché silen­zia­re la pro­vo­ca­zio­ne e can­cel­la­re le doman­de – sull’appiattimento cul­tu­ra­le, sul capi­ta­li­smo trion­fan­te, sul­la per­di­ta del pen­sie­ro cri­ti­co – offre solo spa­zio alla pro­pa­gan­da rea­le. 

Lascia­mo che ognu­no di noi deci­da se quel “Ti met­to den­tro una Renault 4” sia minac­cia o meta­fo­ra. Per­ché la vera apo­lo­gia di rea­to sareb­be nega­re il dirit­to alle tan­te coscien­ze indi­vi­dua­li di por­si la doman­da.

Foto­gra­fia di Pat­cha

Biblio­gra­fia

Pinot­ti, F. 7 mag­gio 2022, “P38, la band che inneg­gia alle Br. Pole­mi­che e inda­ga­ti. L’ira dei figli di Moro e Bia­gi”, Cor­rie­re del­la Sera

https://www.corriere.it/cronache/22_maggio_07/p38-band-che-inneggia-br-polemiche-indagati-l-ex-brigatista-franceschini-li-condanno-a9580188-cdef-11ec-b3ba-cf41db28034c.shtml

Bal­des­sar­ro, G. 25 Novem­bre 2022, “Inda­ga­ta la Band P38, tra i com­po­nen­ti un 29enne che vive a Bolo­gna: si fa chia­ma­re “Young Sta­lin””, La Repub­bli­ca Bolo­gna.

Dispo­ni­bi­le a:

https://bologna.repubblica.it/cronaca/2022/11/25/news/indagata_la_band_p38_tra_i_componenti_yung_stalin_viveva_a_bologna-376141079/ 

Ara­ti, A. 10 dicem­bre 2025, “P38-La Gang, archi­via­ta l’indagine sul­la band che inneg­gia alle Bri­ga­te Ros­se: “Una pro­vo­ca­zio­ne cul­tu­ra­le e non isti­ga­zio­ne alla lot­ta arma­ta””, Cor­rie­re di Bolo­gna.

https://corrieredibologna.corriere.it/notizie/cronaca/25_dicembre_10/p38-la-gang-archiviata-indagine-band-brigate-rosse-63c7b60d-3e7b-426f-8ded-e528a481bxlk.shtml 

Code­lup­pi, A. 10 dicem­bre 2025, “L’ex respon­sa­bi­le Vici­ni: “Non si può cen­su­ra­re ciò che urta la sen­si­bi­li­tà”, Il Resto Del Car­li­no Reg­gio Emi­lia.
https://www.corriere.it/cronache/22_maggio_17/band-p38-primo-denunciarla-stato-figlio-un-carabiniere-ucciso-br-poi-ho-ricevuto-minacce-3020fa14-d5d2-11ec-883e-7f5d8e6c8bf0.shtml 

Cro­w­d­fun­ding “Spe­se Lega­li P38: LA MUSI­CA NON È TER­RO­RI­SMO”:

 https://www.produzionidalbasso.com/project/spese-legali-p38-la-musica-non-e-terrorismo/ 

Pao­lo Pie­tran­ge­li,  Mio caro padro­ne doma­ni ti spa­ro:

 https://www.youtube.com/watch?v=CYhr0CQ73cQ

Reda­zio­ne cro­na­che, 17 mag­gio 2022, “La band P38, il pri­mo a denun­ciar­la è sta­to il figlio di un cara­bi­nie­re ucci­so dal­le Br: «Poi ho rice­vu­to minac­ce»”, Cor­rie­re del­la Sera.

https://www.corriere.it/cronache/22_maggio_17/band-p38-primo-denunciarla-stato-figlio-un-carabiniere-ucciso-br-poi-ho-ricevuto-minacce-3020fa14-d5d2-11ec-883e-7f5d8e6c8bf0.shtml

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