Elegia Lodigiana costituisce il primo capitolo di Italian Elegies, un progetto fotografico che esplora le quattro province italiane sacrificate al sostentamento delle grandi aree metropolitane di Milano, Roma, Torino e Napoli.
Segnati dalla doppia ferita dell’eredità nucleare e del cambiamento climatico, questi ambienti fragili incarnano il paradosso dell’abbondanza e della vulnerabilità: un tempo simboli di fertilità e di progresso moderno, oggi rivelano i costi irrisolti delle ambizioni energetiche, dell’agricoltura intensiva e degli eventi meteorologici estremi.
A più di trent’anni dal referendum del 1987 che pose fine all’energia nucleare in Italia, i paesaggi che ospitarono quei progetti portano ancora ferite silenziose, mentre il cambiamento climatico ne accresce la fragilità con siccità, alluvioni e instabilità sempre più frequenti.
In questa prospettiva, la Pianura Lausiana, una porzione della Pianura Padana attorno Lodi, storicamente subordinata alle ambizioni metropolitane di Milano, diventa al tempo stesso simbolo e apertura di questa grande narrazione del paesaggio italiano.
Per migliaia di anni, questo territorio è stato plasmato dall’intervento umano: il suo vasto sistema di canali, lungo oltre 2.500 chilometri, ha generato suoli fertili e un modello culturale resiliente. Agricoltura e gestione delle acque ne hanno definito l’identità e sostenuto le comunità locali.
Tuttavia, lo sviluppo industriale, l’intensificazione agricola e la vicinanza di infrastrutture nucleari come la centrale di Caorso hanno profondamente alterato l’equilibrio di questo territorio. Un tempo modellata per garantire abbondanza e nutrire la metropoli, oggi la pianura si trova all’incrocio tra stress ambientale e memoria storica.
Secondo una ricerca promossa da Italy for Climate, la disponibilità idrica del paese è diminuita del 20% negli ultimi anni e potrebbe ridursi fino al 40% nei prossimi decenni a causa del riscaldamento globale, con punte fino al 90% nelle regioni meridionali.
L’Italia, terza in Europa con 130 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno, registra il più alto livello di stress idrico del continente, superando Francia e Germania per prelievi.
Nel 2022, una grave siccità nel Nord Italia ha messo in evidenza l’impatto crescente del cambiamento climatico sugli ecosistemi e sulla vita sociale.
L’agricoltura resta la principale fonte di domanda d’acqua: i dati OCSE (2021) indicano che rappresenta il 69% dei prelievi a livello globale e il 41% in Italia, seconda solo alla Spagna in Europa.
Su questo sfondo, Elegia Lodigiana riflette sulla fragilità di un paesaggio modellato da secoli di adattamento idraulico, agricoltura intensiva e sfruttamento energetico. Interroga come il progresso, che si tratti di canali, monocolture o energia nucleare, abbia lasciato cicatrici che oggi definiscono il precario equilibrio tra sopravvivenza e impoverimento.
Il lavoro è concepito come capitolo inaugurale di Italian Elegies, un’ampia meditazione sui territori italiani in cui storia, ambiente e società si intrecciano sotto il peso delle contraddizioni della modernità.
Il capitolo successivo, Etruscopolis, estende questa riflessione alla costa laziale, storicamente legata all’area metropolitana di Roma, dove progetti nucleari abbandonati, infrastrutture industriali e tradizioni rurali convivono in tensione. I capitoli futuri affronteranno altri territori sacrificati, connessi a centri metropolitani come Torino e Napoli.
Insieme, queste elegie compongono una narrazione nazionale che ritrae quelle terre offerte in silenzio ai desideri metropolitani, terre sospese tra memoria e trasformazione.









